Gazzetta di Modena

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Il passo indietro del modenese Orsini per la presidenza di Confindustria

Stefano Turcato
Il passo indietro del modenese Orsini per la presidenza di Confindustria

I maggiori industriali modenesi gli avevano chiesto di candidarsi ma ora ha deciso di impegnarsi per sostenere Pasini

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MODENA. Un modenese tra i grandi protagonisti di incontri, trattative e alleanze che caratterizzano, come di consueto, i mesi che precedono l’elezione del nuovo presidente nazionale di Confindustria.

L’imprenditore modenese è il 46enne Emanuele Orsini, titolare dell’azienda Sistem Costruzioni di Castelvetro e da 3 anni presidente della federazione FederlegnoArredo, che detiene il famoso Salone del Mobile di Milano. La sua esperienza nell’attività associativa gli ha consentito di acquisire conoscenze e credito anche nell’ambito di Confindustria, al punto che di fatto negli ultimi mesi si è concretizzata la sua candidatura per la successione al presidente uscente Vincenzo Boccia. Nel momento in cui si stava materializzando la candidatura forte di Carlo Bonomi, imprenditore milanese che sta capitalizzando l’enorme lavoro di costruzione del consenso fatto in questi due anni e mezzo in cui ha guidato Assolombarda, molti industriali modenesi e bolognesi hanno individuato in Emanuele Orsini l’uomo giusto per opporsi allo strapotere dell’associazione confindustriale della Lombardia.

Da Cremonini con tutto il settore del food a Lucchese e ad altri imprenditori del settore ceramico, Ance costruttori nazionali e da aziende come Lamborghini con il suo presidente Stefano Domenicali, ad altre realtà del settore automotive: tutti questi hanno indotto Orsini a candidarsi e a lavorare per inserirsi fra i contendenti in opposizione a Bonomi che, per quanto capace, guida un’azienda molto piccola e non viene ritenuto il profilo ideale per rappresentare adeguatamente tutti gli imprenditori italiani.

Orsini si è lanciato con impegno nell’agone assieme agli altri candidati: la torinese Licia Mattioli, il bresciano Giuseppe Pasini e il triestino Andrea Illy. Un impegno votato a coagulare attorno a un solo nome l’opposizione a Bonomi per avere possibilità effettive di successo. E dal lavoro di Orsini , dai suoi incontri e dalle sue trattative in giro per l’Italia, stavano scaturendo esiti incoraggianti fino al momento in cui l’imprenditore modenese si è reso conto di non potere fare affidamento sul consenso totale proprio nella sua Emilia Romagna. E su questo punto è ipotizzabile che il mancato sostegno a Orsini possa derivare da un patto che risale al tempo delle precedenti elezioni: un accordo tra Assolombarda e Confindustria Emilia Romagna, quando si decise di puntare sul candidato bolognese Vacchi, poi sconfitto di misura da Vincenzo Boccia. È possibile che da quel patto ora consegua l’obbligo morale degli emiliano romagnoli di sostenere il candidato milanese.

Dati questi presupposti, Orsini ha deciso di compiere, come si dice sempre in questi casi, il classico passo laterale rinunciando alla candidatura personale ma continuando a lavorare per convogliare le forze attorno al nome di Giuseppe Pasini, titolare dell’azienda siderurgica bresciana Feralpi, marchio noto anche in ambito calcistico perchè dà il nome a una società professionistica che si batte in serie C nello stesso girone del Modena. Feralpi è uno dei principali gruppi siderurgici europei con un fatturato di 1,3 miliardi, una quota di export del 62% e 1.500 dipendenti. Dal 2001 al 2012 Pasini ha guidato Federacciai e dal 2017 gli industriali di Brescia. Il suo profilo corrisponde a quello di un potenziale presidente di Confindustria nazionale.

E attualmente Orsini è molto attivo per raccogliere consensi su questa candidatura, fermo restando che, se l’esito sarà positivo, lo stesso imprenditore modenese potrà avere un ruolo di primo piano nella conduzione della prossima Confindustria.

E nelle intenzioni e nei programmi dovrà essere una realtà associativa in grado di avere un peso molto più significativo nei grandi temi e nelle decisioni importanti a livello nazionale, una capacità più incisiva nei rapporti con il mondo politico. Il timore di chi si oppone a Bonomi è che si possa perpetuare un tipo di gestione vecchio tipo che ricalcherà quella degli anni lasciati alle spalle.

Se l’attività di Orsini avrà successo si dovrebbe arrivare al dualismo finale Bonomi-Pasini con buone opportunità di successo anche per l’industriale bresciano.

Secondo il rituale di Confindustria, Andrea Tomat, Andrea Bolla e Maria Carmela Colaiacovo sono i tre “saggi” che riceveranno e vaglieranno le candidature alla prossima presidenza di Confindustria e sonderanno il sistema confindustriale per fare emergere il consenso su eventuali altri candidati.

Andrea Tomat e Andrea Bolla, entrambi veneti, sono rispettivamente presidente di Lotto Sport Italia e Ad di Vivigas. Maria Carmela Colaiacovo, umbra, è invece vicepresidente di Confindustria Alberghi. —


 

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