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Modena. La prima volta di Gabriele “GabboDsq” «Vi racconto la mia vita in un videogame»

Tommaso Aldini Davide Badiali Andrea Marzico
Modena. La prima volta di Gabriele “GabboDsq” «Vi racconto la mia vita in un videogame»

Il modenese Gaiba, 27 anni, ha raggiunto quasi due milioni di iscritti al canale Youtube dove pubblica video delle sue partite

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Gabriele Gaiba, in arte GabboDsq, è un noto youtuber modenese di 27 anni che ha fatto della sua passione il suo lavoro, diventando uno dei più famosi d’Italia, vantando ben 1 milione e 600 mila iscritti al suo canale Youtube e 755 mila follower su Instagram. Gabriele racconta di aver cominciato questo percorso per puro divertimento, come passatempo, il 26 luglio del 2011, a 18 anni, quando frequentava ancora il penultimo anno di scuola superiore.

Era un ragazzo come tanti che il pomeriggio giocava ai videogame e si divertiva con gli amici: la svolta arrivò quando decise di condividere i momenti che passava giocando con altre persone su Youtube.

Da un po’ di tempo ha intrapreso anche un percorso su Twitch.tv, una piattaforma di livestreaming di proprietà di Amazon.com, dove quasi ogni sera condivide in diretta i suoi contenuti con i suoi iscritti.

Come era il web quando hai iniziato il tuo percorso?

«Quando cominciai, il mondo del web era completamente diverso da com’è adesso. Youtube era usato quasi esclusivamente per ascoltare musica e io, prendendo spunto da alcuni ragazzi che si approcciavano a Youtube, cominciai a portare i “gameplay”, dei video dove giocavo e mi divertivo coi miei amici. Ritengo di essermi differenziato fin da subito perché i miei video avevano uno spazio dedicato alla ripresa della mia faccia che mi ha fin da subito caratterizzato».

Com’era la tua vita prima? E com’è stato all’inizio?

«Mi piaceva molto il calcio e infatti mi occupava molte ore alla settimana; passavo il tempo a giocare ai videogame e con la mia fidanzata. Poi ho abbandonato il calcio e anche la scuola nel 2012 perché non ero stimolato e avevo voglia di fare qualcosa di concreto. Così sono andato alla Fiat dove ho lavorato per un anno e mezzo, portando comunque sempre avanti il progetto su Youtube, come riuscivo, cercando di caricare un video al giorno. Successivamente ho aperto un negozio dove vendevo videogiochi che purtroppo non è andato bene per la fortissima concorrenza e ho dovuto chiudere per dedicarmi a tempo pieno a Youtube. Questo percorso all’inizio è stato strano, erano nuove esperienze e sensazioni che provavo per la prima volta. Poi mi sono trovato al posto giusto nel momento giusto».

I tuoi familiari ti hanno supportato? Se sì, quanto è stato importante il loro sostegno?

«Mi hanno sempre supportato sia quando ho deciso di mollare la scuola, sia quando ho deciso di chiudere il negozio e dedicarmi pienamente a Youtube. La mamma era un po’ scettica, ma non mi ha mai fatto pesare le scelte intraprese; mi ha sempre sostenuto anche se era in disaccordo. Il loro supporto è stato importante perché, se avessi avuto un muro davanti, forse non sarei qua».

Attualmente questo è il tuo unico lavoro? Pensi che in futuro ci saranno altre prospettive?

«Al momento è il mio unico lavoro, ma non penso durerà tutta la vita. Il mondo si evolve e, se riesci a stare al passo, riesci ad andare avanti nonostante l’età. A differenza di quello che molti pensano, questo mondo ci apre numerosissime strade: ho fatto 10 anni di esperienza in ambito di montaggio video, ho viaggiato il mondo, ho collaborato con tanti brand e ho sviluppato l’inglese… tutte cose che possono risultare utili per altri lavori».

Come vedi il mondo del web, dell’intrattenimento e del gaming in futuro?

«È difficile da prevedere… Youtube domani potrebbe chiudere, come potrebbe chiudere Twitch o Instagram… è difficile che accada in un futuro vicino perché sono aziende con miliardi alle spalle, ma se si smette di puntare in questa direzione tutto è possibile. Al momento credo che il web sia arrivato in un punto stabile dove non si può più avere un’ulteriore evoluzione, ma ci si sorprende sempre».

Da padre ti piacerebbe se tuo figlio intraprendesse il tuo percorso?

«Sì, mi piacerebbe. Io lo indirizzerò sempre verso ciò che gli piace, però vorrei studiasse le lingue perché, secondo me, sono il futuro e ti permettono di andare ovunque».

Quanto tempo ti occupa il tuo lavoro nell’arco della giornata?

«Ora molto meno rispetto a tempo fa, perché 4 ore di live giornaliera equivalgono a circa 6 giorni di lavoro su Youtube a livello economico, quindi me lo sto facendo andare bene. Ma il tempo di lavoro su Youtube è molto variabile a seconda della tipologia e qualità dei video. Per esempio, quando mi trovo a Milano con gli amici per registrare i video insieme, fare video per tutti occupa almeno 6 ore di lavoro. Mediamente, in una giornata, sono 8 ore di lavoro».

Qual è lo youtuber con cui ti trovi meglio a collaborare e quello con il quale sei più in competizione?

«In questi 10 anni di lavoro mi sono trovato bene quasi con tutti, ma quello con cui mi trovo meglio in assoluto è Dread. A fare i video con lui c’è una bella sintonia. Anche con Delux il rapporto funziona. Un po’ di competizione c’è sempre stata a livello di gruppi anni fa, ma adesso non c’è più perché siamo cresciuti, siamo più adulti. Lo youtuber verso cui personalmente ho più astio è Mikeshowsha perché è un grandissimo lavoratore con cui ho avuto delle grandi rivalità e portiamo più o meno gli stessi contenuti. Lavoriamo bene e un giorno lo ringrazierò perché mi ha dato più stimoli».

Com’è nata e cos’è la Melagodo?

«Melagodo è nata nel 2010 dalla mente di Johnny Creek, uno dei primi che si approcciò a questo mondo, e nessuno si sarebbe aspettato che diventasse tutto ciò. Johnny ha messo insieme Youtuber per formare una crew. Poi è arrivato Daniele Battaglia che si è avvicinato a Johnny ed è nata un’amicizia che ha portato a creare Melagodo come brand. Daniele è oggi il nostro manager e grazie a lui abbiamo fatto tante esperienze».

Quali sono i contenuti che preferisci portare sul tuo canale?

«I video di gruppo sono i video più belli in assoluto e i più divertenti. Paradossalmente mi piace molto di più fare i video che non riguardano gaming, come i video con gli amici e i vlogs».

Come reagisci ai tantissimi commenti positivi che ti arrivano? Quanto ti influenzano i commenti negativi ?

«All’inizio i commenti negativi ti distruggono e ti buttano molto giù. Anche se sono molti più i commenti positivi, un solo commento negativo ti disturba e mina le tue certezze. Ma con il tempo ti fai le ossa e arrivi ad un punto in cui quasi te ne freghi grazie a tutti gli apprezzamenti che ti spronano a proseguire».

Senti di essere di ispirazione a ragazzi che si approcciano a Youtube?

«Si, credo di sì. Credo di non aver quasi mai dato brutti insegnamenti, anzi ho fatto il possibile, perché sono consapevole di avere seguito sia tra i ragazzini come tra gli adulti, quindi io faccio di tutto per pormi come un modello positivo. C’è coerenza tra come sono io come persona e quello che porto sul canale, quindi penso di essere un esempio abbastanza buono da seguire».

Sei soddisfatto del tuo lavoro? Quali sono i lati positivi e quelli negativi di questo mondo?

«Sono soddisfatto, ci sono alti e bassi, ma ho capito che più cerchi soddisfazioni più non arrivano, continuo a fare quello che sto facendo e… arriveranno per forza. Ci sono momenti belli e brutti e questo è un lato brutto del mio lavoro; devi stare in mezzo ed essere consapevole che potrebbe andare male e quindi bisogna fare quello che ci piace. Come soddisfazione ci sono i risultati, fare un video bello, vedere la gente stare bene e le persone che ti scrivono cose belle».

Quando ti sei reso conto per la prima volta di aver raggiunto una certa fama?

«A me non interessa essere famoso, ma portare a casa risultati. Al traguardo dei 100mila iscritti ero felice perché mi rendevo conto di aver raggiunto una tappa fondamentale, come poi è stato per il milione di iscritti. Un po’ mi mancano queste tappe, perché da quando ho raggiunto il milione non ho più avuto queste soddisfazioni».

Quale pensi sia la chiave del tuo successo? Ti senti “ossessionato” dal dover piacere al pubblico o pubblichi i tuoi contenuti solo in base a ciò che piace a te?

«Credo che la chiave del mio successo sia portare sempre ciò che piace a me, perché se porti qualcosa che non ti piace non verrà mai fuori un bel contenuto. E farsi da soli, con le proprie forze. La gente va via quando non fai più cose belle, invece, se sono ancora qua dopo 10 anni, vuol dire che comunque sono stato bravo e finché non mi stancherò continuerò a fare quello che mi piace. La mia non è un’ossessione, ma una continua ricerca».

Un consiglio ai ragazzi che vogliono approcciarsi a questo mondo?

«Direi di provarci, prendere un po’ di esempi senza interpretare un personaggio. Se si hanno delle doti caratteriali bisogna sfruttarle, ma senza imitare nessuno, perché diventa un’arma a doppio taglio. L’importante è essere sempre sé stessi». —

Tommaso Aldini

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