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Per gli anziani niente più fila Un pass per il pronto soccorso

Giovanni Balugani
Per gli anziani niente più fila Un pass per il pronto soccorso

È iniziato da pochi giorni in via sperimentale a Baggiovara e già funziona I sindacati: «Si faccia in tutti gli ospedali». L’Ausl: «Già attivi protocolli specifici» 

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In inglese si chiama “fast track” ovvero percorso veloce. È una nuova modalità di accesso rapido al Pronto soccorso riservata alle persone con più di 75 anni e non urgenti. Il nome del progetto è “Percorso argento” ed è attivo da pochi giorni in via sperimentale all’ospedale di Baggiovara, dove un geriatra è distaccato al Pronto soccorso tutti i giorni dalle 10 alle 16.30. È un’iniziativa che ha due obiettivi, velocizzare le tempistiche e al contempo migliorare la qualità delle prestazioni nei confronti di pazienti fragili. L’idea piace ai sindacati, che chiedono di estenderla a tutti gli ospedali, compresi quella della provincia.

«Il cosiddetto “fast track” è una richiesta che avevamo avanzato alla Conferenza territoriale sociale e sanitaria (Ctss) e che è stata recepita nel protocollo d’intesa per la predisposizione dei Piani di zona per la salute e il benessere sociale 2018/20 – sottolineano Spi Cgil Modena, Fnp Cisl Emilia Centrale e Uilp Uil Modena – Poiché la sperimentazione riguarda per ora solo Baggiovara, chiediamo all’Ausl Modena che sia estesa anche agli ospedali di Mirandola, Carpi, Sassuolo, Vignola e Pavullo. Anche se target e fascia oraria sono stati decisi unilateralmente dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria - aggiungono i sindacati - auspichiamo che questa esperienza, tra le prime in Italia, sia risolutiva di molte difficoltà vissute dai pazienti fragili e loro familiari che hanno più necessità di percorsi dedicati e altamente specializzati, sia dal punto di vista della presa in carico che dell’umanizzazione delle cure. Siamo convinti che se dovessero emergere criticità, sia utile proseguire il confronto sul percorso organizzativo, al fine di mettere in campo meccanismi correttivi. Proponiamo all’Ausl di creare un modello simile anche negli ospedali del territorio di sua competenza».

L’Ausl, dal canto suo, risponde ai sindacati sottolineando come «esistano già percorsi di presa in carico che, ponendo in collegamento gli ospedali con i servizi territoriali, mirano a fornire una corretta risposta ai bisogni di assistenza».

Negli ospedali provinciali, dato che i pazienti più gravi vengono sempre centralizzati verso Policlinico e Baggiovara, la stragrande maggioranza degli accessi è costituita proprio da anziani non gravi e per questo si attivano già «modalità di intervento personalizzate, anche grazie alla collaborazione tra Medici di Medicina Generale e dei servizi territoriali». In particolare l’Ausl ha attivato una specifica Unità operativa Complessa Disturbi cognitivi e demenze che opera raccordandosi con ciascun territorio e con i caregiver per garantire una corretta presa in carico. C’è anche un lavoro di prevenzione grazie a un’azione trasversale in tutta la provincia per «intercettare precocemente le situazioni di fragilità e disturbo comportamentale che sono frequente causa di accesso in Ps, evitando così all’anziano e ai suoi familiari il Pronto soccorso quando sono possibili percorsi più appropriati». Infine esiste Crapsos, un percorso riservato alle case residenza per anziani che mette in contatto le strutture con i medici internisti dell’ospedale, evitando l’invio al pronto soccorso di fronte a patologie non urgenti. L’Ausl, tuttavia, si dice pronta a un «incontro con i sindacati per individuare nuove progettualità condivise». —





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