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Modena. Filippo Gibertini: «Un anno all’estero e impari a crescere»

Cristal Fogliani Flora Giuliani Elena Dini Federico Di Puorto
Modena. Filippo Gibertini: «Un anno all’estero e impari a crescere»

Filippo Gibertini è appena tornato da Sydney (Australia) «È stata un’esperienza super, ma l’Italia non la cambio»

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L’anno all’estero è una possibilità per gli studenti del Liceo Corni di allontanarsi dal suolo italiano alla scoperta di nuove esperienze. Il progetto consiste nel trascorrere un periodo di tempo, scelto dall’alunno, in una scuola dove il piano di studio si differenzia in alcune materie soprattutto in quelle letterarie. Uno degli studenti che ha scelto di vivere questa esperienza è Filippo Gibertini, partito a metà luglio e rientrato a fine dicembre dall’Australia.

Filippo, quando sei partito e in quale città sei stato?

«Sono partito il 17 luglio 2019 per Sydney, in una piccola cittadina che gli australiani chiamano “town”. Per loro il cuore della città è solo il centro dove sono situati il porto, gli uffici e le attrazioni. Nel centro non sono presenti abitazioni. Invece di stare in un campus sono stato ospitato da una famiglia molto accogliente».

Come sono cambiate le tue giornate?

«In Italia, subito dopo la scuola, trascorrevo la giornata a casa, studiavo e mi allenavo. In Australia, terminate le lezioni, andavo a casa e mi cambiavo per andare al mare: non ho studiato così intensamente quanto in Italia».

Che differenze hai notato fra la scuola australiana e quella italiana?

«In Italia mi svegliavo alle 7 per tornare a casa al massimo alle 14 e avevo lezione ogni ora. In Australia la scuola iniziava alle 9 con due ore di lezione e una pausa alle 11 di venti minuti. Successivamente altre due ore, poi si pranzava con una pausa di quaranta minuti, secondo me eccessiva. In questa pausa si potevano praticare sport come basket e calcio oppure riposarsi. Infine le ultime due ore e alle 15,15 si usciva da scuola».

Hai avuto problemi a relazionarti con gli altri?

«Zero problemi, perché sin dall’inizio i miei compagni di classe sono stati molto accoglienti, anche se non ci siamo frequenti al di fuori della scuola. All’interno dell’istituto c’era una suddivisione in gruppi e solitamente le ragazze uscivano con un gruppo maschile solo se all’interno di questo si trovava il fidanzato».

La lontananza da casa ti ha provocato qualche nostalgia?

«La prima settimana ho sentito più che altro la mancanza dei miei amici. Credo che la nostalgia dei familiari sia una cosa soggettiva. Io, visto che potevo sentirli tutti i giorni tramite il telefono, non ho sentito molto la loro assenza».

Questa esperienza ti ha fatto crescere?

«Penso di essere abbastanza cambiato. Sono diventato molto più autonomo ed organizzato. Credo di essere cresciuto anche nel rapportarmi con gli altri. Convivere con persone di cui non sai niente ti insegna come comportarti con gli altri».

Alla luce di questa esperienza di cinque mesi in Australia, i tuoi progetti per il futuro sono cambiati?

«No, è stata una bella esperienza ma i miei progetti non sono cambiati. Non penserei mai di trasferirmi in Australia perché non saprei cosa fare, come prima cosa. In secondo luogo, prendendo come esempio la madre ospitante che era un’insegnante, fa meno della metà delle vacanze che fa mio padre in Italia, un insegnante anche lui. L’unica cosa positiva è il guadagno superiore a quello italiano». —



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