Giovani e radicalizzazione Un progetto europeo per sostenere l’inclusione
Finanziato dalla Ue, lo studio è stato portato avanti da un consorzio di 18 partner pubblici e privati provenienti da sette Stati
Domani alle 9.15, presso l’aula O del complesso universitario San Geminiano (via San Geminiano 3 a Modena) di Unimore, saranno presentati i risultati conclusivi del progetto europeo Yeip (Youth Empowerment and Innovation Project), che si è posto l’obiettivo di mettere a disposizione di amministratori, operatori sociali, formatori, nuove strategie per prevenire la radicalizzazione tra le generazioni più giovani. Fino ad oggi, la prevenzione e il controllo della radicalizzazione a livello europeo sono stati gestiti prevalentemente dai governi nazionali e locali attraverso politiche ed approcci perlopiù repressivi e investigativi con uno scarso coinvolgimento diretto dei più giovani, di norma considerati tra le categorie a maggior rischio rispetto a questo fenomeno. Il progetto Yeip, avviato 3 anni fa, ha teso a colmare questa mancanza, sviluppando politiche giovanili volte a minimizzare il rischio della radicalizzazione e a sostenere l’inclusione sociale tramite una maggiore partecipazione di ragazzi e ragazze.
Il progetto Yeip, finanziato nell’ambito del programma Erasmus+ dell’Unione Europea, è realizzato da un consorzio di 18 partner pubblici e privati provenienti da 7 diversi Stati membri. In Italia, il progetto è stato realizzato dalla cooperativa sociale Ans e dalla Regione Liguria, con la collaborazione del Crid-Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e vulnerabilità dell’Università di Modena e Reggio Emilia, diretto dal professor Gianfrancesco Zanetti.
L’appuntamento riunirà esperti, ricercatori e giovani per condividere quanto emerso durante il progetto in merito a saperi e pratiche sulla prevenzione della radicalizzazione giovanile. «Affrontare il tema della prevenzione della radicalizzazione nelle giovani generazioni richiede un approccio multidisciplinare - spiega Gianfrancesco Zanetti, direttore del Crid - capace di coniugare saperi e campi di ricerca diversi, nonché esperienze pratiche a livello internazionale, nazionale e locale. È in quest’ottica che il Crid ha offerto in questi anni il suo contributo al progetto, ossia inquadrando la problematica come un caso concreto di vulnerabilità situazionale: quella giovanile». —
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