Gazzetta di Modena

Modena

il caso 

Proiezione sospesa al cinema «Sospetto sui miei figli vietnamiti»

1 MINUTI DI LETTURA





«Il Coronavirus è diventato un alibi razzista: basta avere tratti asiatici per essere discriminati». A parlare è una madre di 48 anni sassolese. Mentre stava assistendo a un film al cinema, nel Reggiano, domenica, la proiezione è stata sospesa perché «qualcuno avrebbe segnalato che una bambina aveva vomitato in sala: e subito gli addetti si sono fiondati su di me, su mio figlio di 15 anni e mia figlia di 10 anni, di origini vietnamite». «Il film era iniziato da un quarto d’ora quando è stato interrotto e si sono accese le luci in sala. Alla porta si sono affacciate tre persone, un uomo e due giovani: il responsabile ha indicato noi e gli addetti si sono avvicinati a mia figlia, riferendo questa segnalazione e chiedendoci conto. Ho risposto la verità: nessuno ha vomitato, stiamo tutti bene. Alcuni spettatori sono intervenuti, dicendo che forse avevano sbagliato sala. Gli addetti continuavano a stare lì, affermando che la segnalazione riguardava la nostra fila». Alla fine «senza scuse e senza spiegare, infastidite, le maschere sono uscite ed è ripreso il film». Tra l’altro, spiega la signora, si è trattato del secondo episodio in tre giorni: «Giusto due giorni prima un ragazzo sul bus ha detto a mio figlio: “Spostati più in là, stammi lontano che mi attacchi il Coronavirus».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google