Gazzetta di Modena

Modena

CAMPOGALLIaNO. IL COLOSSO DELLE BETONIERE FALLITO 

Crac Ocmer: a processo ex proprietari L’accusa è di bancarotta fraudolenta

Carlo Gregori
Crac Ocmer: a processo ex proprietari L’accusa è di bancarotta fraudolenta

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Crac Ocmer Grandi Impianti: rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta gli ex titolari Gian Carlo Rossi, 75 anni, amministratore delegato fino al 2013, e il figlio Glauco, 51 anni, amministratore. Prosciolto dalle stesse accuse l’ultimo amministratore, Fernando Schena, 63 anni. La prima udienza del processo è stata fissata per il 28 aprile. Finisce in tribunale il fallimento di un colosso modenese, la Ocmer Grandi Impianti, azienda leader nel settore betoniere e dosaggi materie prime che aveva sede a Campogalliano. Un’azienda nata nel 1976 con una storia di successi che ha iniziato ad avere seri problemi contabili dopo il 2011. I titolari, padre e figlio, dopo alcune consultazioni decisero di aprire una nuova società, la Ocmer Impianti Srl, con la quel strinsero subito un contratto di affitto di azienda. L’azienda, secondo la ricostruzione successiva al fallimento, era pensata in realtà come un contenitore di liquidità e crediti che faceva da pendant con la “bad company”, la storica Ocmer, che intanto lottava per mantenere decine di posti di lavoro. La situazione si è fatta drammatica col passare dei mesi mentre si acuiva la crisi finanziaria mondiale che colpiva soprattutto costruzioni ed edilizia, finché nel 2013 Glauco Rossi si è dimesso chiamando ad amministrare Schena. Ma Schena, quando la situazione iniziava ad andare fuori controllo, si dimise nell’estate 2014. I fatti successivi si riassumono in due date: in novembre 2014 domanda di accesso al concordato preventivo, bocciata dal Tribunale di Modena; in dicembre dichiarazione di fallimento dopo quasi 40 anni di attività. Un colpo durissimo tra paure dei lavoratori e tensioni sindacali. Il curatore fallimentare ha però ravvisato una confusione nel dare e avere di Ocmer Grandi Impianti e la nuova Impianti nonché in concessioni e vendite successive che a suo avviso nascondeva delle distrazioni di almeno 200mila euro. Il procuratore aggiunto Giuseppe Di Giorgio ha avallato a ricostruzione chiedendo il rinvio a giudizio per tutti. Ieri in udienza preliminare Schena, difeso dall’avvocato Roberto Chiossi, ha dimostrato la sua estraneità all’ultimo periodo venendo prosciolto. —





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