Gazzetta di Modena

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«Faccio le pulizie nell’alloggio ma non ditelo a mia moglie...»

Serena Arbizzi

Michel Talignani di Castelnuovo scherza su come passa l’isolamento «Non ci fu il tempo di fuggire da Wuhan. In albergo solo noi» 

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«Lunedì sera ci hanno dato da mangiare il riso: non dico che si sia scatenata una sommossa popolare, ma poco ci mancava. Dopo tanti giorni passati in Cina non ne potevamo più di cibo orientale e, quando stamattina (ieri per chi legge, ndr) ci hanno portato le brioche a colazione ci siamo commossi. Per la cena, invece, ci hanno promesso la pizza». Il morale è molto più sollevato da quando l’immagine del suo volto protetto dalla mascherina ha fatto il giro del mondo per la prima volta. Michel Talignani di Castelnuovo, uno dei tecnici rientrati lunedì mattina da Wuhan a Pratica di Mare per l'allarme Coronavirus, quando risponde al telefono è alle prese con la quotidianità della Cecchignola, il quartiere dell’Esercito a Roma dove, insieme agli altri italiani trascorre la quarantena. «Qui non siamo in hotel e dobbiamo provvedere all’igiene delle nostre stanze, ma meglio non farlo sapere a mia moglie Valeria, altrimenti una volta tornato a casa me le fa fare sempre – scherza Michel – Ognuno di noi è in un alloggio singolo in spazi abbastanza grandi. Io, ad esempio, ho a disposizione due scrivanie, due mezzi letti, una poltrona, il wi fi, la tv e il bagno. Lo stabile, poi, è il più nuovo del complesso: queste son le stanze degli atleti in allenamento». Michel e gli altri sono arrivati alla Cecchignola a bordo di un pullman iperscortato da Pratica di Mare. «Appena arrivati ci hanno sottoposto a un controllo – prosegue – e cercano di farci sentire a nostro agio. Anche se dobbiamo rispettare alcune regole fondamentali». Il protocollo include, infatti, che gli ospiti in quarantena debbano sempre utilizzare la mascherina e i guanti di lattice. «Non ce ne separiamo mai – racconta Talignani – Veniamo visitati dai medici: i professionisti presenti qui appartengono a ogni specializzazione. Ci sono il virologo, gli anestesisti per le emergenze, ma anche i medici generici. Finora, io e gli altri non abbiamo mai avuto la febbre». Il pensiero corre all’unico passeggero del volo militare rimasto a terra a Wuhan: un giovane 17enne. «Ci è dispiaciuto tantissimo che non salisse con noi – aggiunge Michel – Tra l’altro, il limite era 37.3, lui aveva la febbre a 37.4. Superava di poco la temperatura richiesta. Ci siamo rimasti molto male. Poi abbiamo saputo che i suoi esami erano negativi e ci siamo rincuorati». Il momento in cui Talignani ha avuto maggiore paura è ancora impresso, vivido nella sua mente: è stato come trovarsi in un limbo tra l’impossibilità di ritornare in Italia e il mancato accesso agli hotel. «Io sono arrivato in Cina mercoledì 22 gennaio. L’indomani hanno cercato di farci uscire da Wuhan perché si era capito che la situazione era allarmante. Il nostro hotel si era svuotato, c’eravamo rimasti soltanto noi cinque. Ebbene - sottolinea il tecnico – Non c’è stato il tempo per farlo. Per questioni di fuso orario, infatti, la città era già stata blindata. Il Governo aveva dato lo stop ai check out negli alberghi e al tempo stesso l’hotel non poteva accoglierci. Quello è stato un momento di alta tensione». Talignani sta già pregustando il ritorno, una volta superati i 14 giorni del protocollo: «Ora va meglio, quella sarà la vera fine di un incubo». —



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