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Modena, le discoteche sono soltanto un ricordo «Mercato polverizzato»

Giovanni Balugani
Modena, le discoteche sono soltanto un ricordo «Mercato polverizzato»

Marchi storico direttore del Picchio Rosso analizza la crisi del settore dei locali «Ora le regole di urbanistica sono stringenti e il divertimento è cambiato»

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«Le discoteche? Erano come grandi piazze di una città, in cui conoscersi e divertirsi»

Mauro Marchi è stata una delle colonne di quella Modena che ballava, che viveva in grandi locali che hanno fatto la storia dell’intrattenimento notturno. Storico direttore del Picchio Rosso di Formigine, Marchi ha visto l’alba e il tramonto di un mondo che ora è ai minimi storici, tanto che i locali ancora attivi si contano sulle dita di una mano.

«È colpa del mercato - sottolinea - che si è polverizzato. Il ballo ha sempre rappresentato un evento sociale con cui legarsi agli altri, solidificare amicizie e far nascere amori. Negli anni Settanta così sono fiorite balere, circoli e aree attrezzate che nei decenni si sono evolute in discoteche con tanto di servizio completo, come aperitivo, cena e ballo. Un’evoluzione che ha fatto sì che la discoteca “mangiasse se stessa”. Nel senso che non avevano più un’identità specifica nel ballo, ma per rimanere sul mercato i locali hanno dovuto fare di tutto».

Una diversificazione dell’offerta che non era più tollerabile per i bilanci: «Pensate alle spese per cucine, cuochi, spettacoli, personale e animazioni sempre più importanti e non tutti avevano a disposizione gli spazi adeguati. Una serata del genere aveva costi esorbitanti che non potevano essere controbilanciati da un aumento dei prezzi dei biglietti altrimenti si sarebbe usciti dal mercato».

Un mercato che oggi ha sfaccettature infinite: «Il cellulare, la palestra e tanti altri servizi, mentre un tempo tutto era incanalato in un unico segmento del divertimento. Anche questo ha influito».

Marchi rivive i ricordi di quel periodo con la giusta nostalgia, senza malinconia: «Credo che la fase migliore per il mondo delle discoteche sia stata tra il 1978 e la metà degli anni Ottanta. Le nostre generazioni si sono divertite con quello che avevano a disposizione, quelle di oggi hanno altro. Non mi sento di dire che si siano perse qualcosa rispetto a noi, semplicemente è cambiato il rapporto con il divertimento. Diciamo che ogni generazione ha il suo tempo e questo è il tempo della transizione dall’analogico al digitale, in cui serve una app per tutto».

Anche per mettere la musica, mixare in consolle: «I dj ai miei tempi erano artigiani della musica. È una figura che è venuta a mancare, perché adesso la macchina, il computer, sostituisce le dita: calcola i bit, li associa alle frequenze e via che si compone. Al giorno d’oggi quando i grandi dj vanno in discoteca nel 90 per cento dei casi infilano la chiavetta Usb e il gioco è fatto».

E se la clientela delle discoteche è cambiata, secondo Marchi lo spirito imprenditoriale è, invece, ancora integro: «Se a Modena non ci sono più tante discoteche non è colpa degli imprenditori. Prendendo l’esempio dello Snoopy esiste ancora lo spazio per locali medio-piccoli, ma in primis occorre trovare una location e non è facile. Mi spiego. Dal punto di vista urbanistico ci sono restrizioni ben precise e per allestire un locale notturno occorre tenere presente l’impatto acustico nella zona. Poi c’è la questione del parcheggio e della viabilità. Diciamo che rispetto ai nostri tempi le regole tutelano alcune cose e meno altre...»

Una serie di aspetti che hanno di fatto sancito la fine di quello che è stato un mercato fiorente: «Dapprima - spiega Marchi in riferimento al Modenese - un oligopolio con 4/5 discoteche, che poi si sono moltiplicate fino a diventare 15 e anche di più. Di fatto l’offerta si era ampliata a dismisura, ma la domanda era rimasta la stessa se non addirittura scemata». Ecco quel processo di cannibalizzazione che il mondo delle discoteche ha consumato su se stesso: «Ora è rimasto qualcosa per i giovanissimi e poco altro. È impensabile riproporre il modello passato. Forse qualcosa sullo stile del Cocoricò (famoso locale di Riccione, ndr), ma non certo spettacoli che prevedano la partecipazioni di artisti celebri come avveniva da noi un tempo perché adesso i “grandi” fanno gli stadi e di certo il costo non sarebbe ammortizzabile per un locale...» —



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