Sentenza su parco e parcheggi Il sindaco Ferroni incassa male
«Tutelare cosa? Lì vicino abbiamo messo la Casa della Salute, servivano posti» L’ing. Vicini: «Alberi secolari, grazie a Italia Nostra evitato il taglio selvaggio»
«La sentenza del Tar va a penalizzare la comunità di Pieve, ma anche se non la condivido, la rispetto».
Così il sindaco Corrado Ferroni sul verdetto con cui il 29 gennaio il Tribunale Amministrativo Regionale di Bologna ha messo la parola fine a un braccio di ferro durato quattro anni. Ha infatti stabilito che è giusto il vincolo con cui la Soprintendenza ha messo sotto tutela il parco di palazzo Fontanelli, imponente edificio napoleonico in pieno centro.
Quindi non se ne può utilizzare una porzione in via Ferrari per realizzare parcheggi al servizio della scuola di fronte e dell’attigua Casa della Salute. «Ritengo di aver agito in buona fede per un progetto che avrebbe reso un servizio alla comunità senza sacrificare nulla di particolare – nota Ferroni – Il parco non presenta piante di pregio autoctone. Pieve è circondata da polmoni verdi: non avrebbe creato alcun danno sacrificarne una piccola porzione in centro. Nell'ultima versione del progetto avevamo proposto ai proprietari l’utilizzo solo della parte marginale di parco al confine con la Casa della Salute per realizzare parcheggi per dializzati, ambulanze, medici e disabili. Ma neanche questo è stato accettato: mi chiedo se siamo stati noi o i proprietari a pensare al bene del paese. Parlerò con il nostro avvocato ma ora non so se ci sono i margini per un ricorso».
Di tutt’altro profilo le considerazioni dei proprietari, che assaporano una vittoria a lungo inseguita.
«Il Tar - dicono - ha valutato in modo accurato tutta la situazione» osserva l'ingegner Maurizio Fea. A comprare il palazzo dal figlio dell’architetto Fontanelli fu suo bisnonno Pietro, bibliotecario della Camera dei Deputati di Torino che durante il trasferimento della capitale a Firenze venne a Pieve e fu stregato dalla bellezza dell'opera.
«A prescindere dall'interesse personale – continua – impattare su un parco così antico per realizzare pochissimi parcheggi mi è sembrata da subito un'assurdità». «Solo un’amministrazione comunale “antiquata” poteva pensare a una cosa del genere – commenta Piero Vicini, anche ex consigliere – per fortuna oggi c'è una sensibilità ambientale che non permetterebbe mai sfregi del genere. Dei 70 alberi del parco, col primo progetto ne sarebbero stati tagliati 33 di cui 25 centenari, nel secondo una ventina. Parliamo di abeti, frassini, tigli e tassi che qui è una rarità trovare in età come questi, tutti piantati tra il 1910 e il 1925. Il Tar ha riconosciuto che un tale valore non può essere separato da quello dell’immobile, confermando l’estensione di vincolo disposta dalla Soprintendenza a gennaio 2016. Un grande ringraziamento per questo felice esito al presidente di Italia Nostra Modena Giovanni Losavio per la pronta e attenta difesa del bene che fece non appena fu informato delle intenzioni del Comune». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
