«Arpae approfondisca l’analisi dello studio sull’inceneritore»
L’assessore Filippi e la ricerca che indica il calo delle emissioni a impianto spento «Il termovalorizzatore rispetta ampiamente i limiti: dato positivo da cui partire»
«Non entro nel merito dello studio poiché, naturalmente, non può e non deve essere il Comune a giudicare se un’affermazione è scientificamente valida oppure no: ma chiediamo alle autorità di tutela ambientale e sanitari (Arpae, ndr) di verificare con attenzione ogni affermazione, approfondendo l’analisi dove necessario, e di fornire all’opinione pubblica informazioni corrette per evitare allarmismi».
Così l’assessore all’Ambiente Alessandra Filippi commenta lo studio di Daniele Paganelli “Quando l’inceneritore dorme” che abbiamo pubblicato ieri su queste colonne: l’analisi del chimico modenese indica un calo delle concentrazioni di ossidi di azoto del 16,5% nei giorni successivi allo spegnimento del termovalorizzatore. Un dato che Arpae e sopratutto Hera smentiscono.
«Il nostro compito, e la nostra priorità come amministrazione - prosegue Filippi - è garantire che sia tutelata la salute dei cittadini. Dai dati aggiornati giornalmente grazie al monitoraggio continuo e sistematico degli enti di controllo, sappiamo che le emissioni del termovalorizzatore sono significativamente al di sotto dei limiti previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale (a loro volta inferiori a quelli di legge). È un dato positivo da cui partire e che dobbiamo tenere presente».
«Lo studio di Daniele Paganelli è certamente molto interessante per l’obiettivo che si è posto», sostiene invece il circolo Legambiente “Angelo Vassallo” di Modena. Lo studio si è posto come obiettivo quello di «quantificare la relazione fra lo spegnimento di una fonte primaria di emissioni (l’impianto di incenerimento di rifiuti di Hera a Modena) e la variazione delle concentrazioni di ossidi di azoto (NOx) in aria: il che non è certamente un’operazione facile, proprio per la non linearità dei processi che avvengono in atmosfera dove una parte degli inquinanti reagisce con vari composti chimici, determinando così l’effettiva concentrazione di ossidi di azoto che le persone “respirano”. Anche lo stato dell’atmosfera influenza i processi di accumulo e dispersione degli inquinanti, e può quindi favorire un incremento o una diminuzione delle concentrazioni».
«Il dato che emerge, ovvero -6,7 μg/m3 di variazione media (all’interno di un insieme di valori che comprende anche variazioni positive) - precisa Legambiente - prima di poter essere commentato, deve essere inserito in una descrizione più generale del metodo di analisi adottato. Infatti, se volessimo prendere questo singolo valore come unico riferimento, non potremmo confrontarlo nemmeno con la concentrazione atmosferica media di ossidi di azoto, proprio a causa dei processi chimici non lineari e dei fenomeni atmosferici. In assenza di altri dati, questa variazione media di emissioni primarie (pari al 4% delle emissioni primarie totali di ossidi di azoto inventariate da Arpae all’interno del territorio comunale) potrebbe benissimo corrispondere alla diminuzione del 16% della concentrazione rilevata da Paganelli, così come potrebbe spiegare solo una parte di questo 16% oppure essere completamente scollegata (ad esempio nel caso in cui fosse stato soltanto il meteo a causare la riduzione delle concentrazioni di ossidi di azoto nei 17 casi di diminuzione individuati)».
Un tema interessante, dunque, quello sollevato da Paganelli tanto che Legambiente sottolinea l’intenzione di «valutare in maniera compiuta» l’analisi. «A prescindere dalla correttezza dei risultati ottenuti - prosegue il circolo “Angelo Vassallo” - è comunque necessario continuare a promuovere con ogni mezzo la riduzione dei rifiuti, urbani e industriali, per arrivare il prima possibile ad un drastico ridimensionamento degli impianti di incenerimento e di smaltimento. Allo stesso tempo, anche nel migliore dei casi l’eventuale spegnimento dell’inceneritore non sarà risolutivo per il problema dell’inquinamento atmosferico: traffico ed impianti di riscaldamento restano i primi responsabili, e su questi occorre intervenire». —
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