Gazzetta di Modena

Modena

«Fucine di talenti nate per togliere i ragazzi dalle strade»

Jumbo Manfredini illustra gli anni Settanta, il centro storico violento e le prime possibilità di aggregazione che hanno sviluppato idee 

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Il racconto

«È stata una scelta politica tangibile per venire incontro ai giovani e toglierli dalla strada dando loro strumenti creativi. E si sono visti i risultati. Possiamo dire che i Centri Giovani sono stati una fucina creativa incredibile». Alessandro “Jumbo” Manfredini ha affiancato Nadia Lodi, la curatrice della mostra, a ricostruire un’esperienza centrale della sua vita. E racconta.

«Per capire l’importanza dei Centri Giovani di Modena bisogna tornare agli anni Settanta quando il centro storico aveva problemi di degrado e sovraffollamento di tante famiglie arrivate dal Sud, c’erano problemi di violenza, di crimine e di droga. Proprio per togliere quei ragazzi dalla strada al San Paolo si decise di aprire il primo Centro Giovani. Era un laboratorio fotografico, musicale e di falegnameria con sala biliardino. Lì ho imparato che stava facendo Luigi Ghirri. Poi è nato il secondo Centro Giovani alla Villa d’Oro. Ed era diverso. Diventò una sala prove per band modenesi. E lì è nata l’associazione Jukebox che organizzava eventi, video, concerti e altro e poi confluì nella formazione del Graffio nel 284».

«Ho deciso di partecipare con entusiasmo a questo allestimento per far conoscere questa esperienza che è stata voluta ed è nata dagli amministratori del Comune di quegli anni. Penso a Liliano Famigli e a Sergio Neri che alla fine del 1977 hanno ottenuto dal Consiglio comunale il via libera a questa idea per i giovani. C’era un’esigenza concreta di togliere i giovani dalle strade ma c’era anche la volontà di dare loro la possibilità di avviare esperienze creative. Mi pare questo l’aspetto che manca oggi anche se abbiamo il Centro Musica e tanto altro».

In quei due Centri Giovani e in tante altre sale comunali hanno gravitato tanti giovani tra la fine dei 70 e i primi 80, quelli raccontati nel nuovo romanzo di Marcello Targi “Ultimi analogici”. Ha sfornato anche musicisti di talento e star, come lo tesso “Jumbo” che ha gravitato nel gruppo pop modenese Ciao Fellini. Ma soprattutto ha avviato passioni per l’arte e la creazione in tante persone che non ne avrebbero avuto la possibilità. «Nei Centri Giovani incontravi tanti coetanei che frequentavano il Venturi o si interessavano di arti e di musica. Questi coetanei portavano altre energie e conoscenze che esprimevano urgenze creative. È stato un vero goal, quello del Comune di Modena di allora. L a politica è riuscita a dare strumenti tangibili al bisogni di espressione senza spendere soldi e con l’intento di allontanare i giovani dal crimine e dall’eroina. Ma prima di tutto eravamo un gruppo di amici con le stesse passioni e lo stesso look che passava insieme le ore di scuola e anche quelle dopo la scuola». —

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