«Ma il problema sono anche le aziende che non aiutano»
Francesco Santoro viene dalla Puglia e studia a Modena con indirizzo marketing
la storia / 2
«L’università disincentiva la voglia d’intraprendenza dei ragazzi». Francesco Santoro, 24 anni, ha iniziato a lavorare ancor prima di frequentare le lezioni universitarie. Originario della Puglia, è studente di Economia e marketing. Far quadrare i conti è una missione che ha imparato presto. «Spendo tra i 600 e i 700 euro al mese - dice il giovane - compresi affitto, utenze, spese per la didattica, svago e spesa settimanale. Per la retta universitaria devo poi accantonare 100-200 euro mensili». Il totale può così raggiungere i 900 euro al mese. Per essere indipendente, ha alternato molti lavori prima dell’azienda di fitness con cui collabora. Sulla propria pelle ha vissuto l’esperienza di essersi «messo in disoccupazione e perdere i contributi per recuperare gli esami persi per strada». Santoro avverte che «se non incentiviamo i ragazzi volenterosi, rischiamo di avere adulti che hanno paura di lavorare». Un altro rischio è vedere gli studenti «in stage formativo in azienda a svolgere la tesi, a fare fotocopie o a portare caffè». Gli ostacoli lungo il percorso non sono mancati. «Prima del lavoro attuale ero impiegato nella grande distribuzione - aggiunge Santoro - e mi è stata posta una scelta: “O firmi un indeterminato o vai a casa”. Con il part time non avrei avuto un futuro». Lo studente ha scelto di andare a casa per proseguire con gli studi. «Ho lavorato anche come cameriere - ricorda - sia con i voucher sia senza. Le aziende non incentivano i giovani con gli studi». Dall’esperienza del giovane, il discorso vale anche per l’ateneo. «Mancano sia i tutor sia i punti di riferimento - termina il giovane - Così si disincentiva la voglia d’intraprendenza dei ragazzi». —
G.F.
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