Modena, i nipoti di Mirella Freni: «Per noi è stata solo nonna Mirella. Anche in tournée ci scriveva sempre
Alla camera ardente la sua voce nei concerti e le foto di una vita, scelte da Gaia e Mattia
MODENA. “Là ti darem la mano, mia cara Mirella ...”. Il vecchio appassionato di lirica non riesce a trattenere le lacrime mentre mormora i versi del Don Giovanni, mandando all’aria la metrica, la musica e la dedica dell’opera di Mozart. Davanti alla camera ardente a Terracielo, aperta da ieri mattina per l’ultimo saluto al mito della lirica, guarda commosso la salma di Mirella Freni, sospira. Si volta, quasi scusandosi: «Sapete, l’ho sentita cantare tante volte. Era meravigliosa. E adesso che lei non c’è più, ci sentiamo più soli, anche se si era ritirata dal palcoscenico da anni».
È un mesto pellegrinaggio quello tributato dal popolo della lirica, amici e conoscenti che da ieri sino avvicendati davanti alla bara dove riposa “la Mirella”, come la chiamano semplicemente gli appassionati. E il presidente del “Lirica Club” è stato tra i primi ad arrivare in mattinata.
Sugli schermi sparsi ovunque scorrono le 250 fotografie che raccontano la vita e le opere della soprano più amata. Era una diva senza averne la posa e per questo voleva restare all’ombra della Ghirlandina, dove poteva parlare il suo dialetto sicura di essere capita.
La colonna sonora delle immagini sono le interpretazioni di una carriera infinita, a cui non è mancata neppure l’esperienza di maestra del belcanto per le ultime generazioni. In un angolo, con un vaso di rose gialle, c’è la giovane pianista che l’accompagnava nelle sue lezioni; ha gli occhi gonfi di piano, preferisce non dire nulla, chiusa nel suo dolore.
Gaia e Mattia, gli amatissimi nipoti di Mirella Freni, hanno raccolto foto e ricordi per dividerli con chi viene. Immagini in bianco e nero e a colori, tantissime quelle con Luciano Pavarotti, con cui la leggenda geminiana vuole che abbiano condiviso la stessa nutrice sin da piccoli, quando le due mamme lavoravano insieme alla Manifattura Tabacchi e usufruivano dell’asilo interno e del “baliatico”, l’allattamento effettuato da altre donne anche per salvaguardare i piccoli dai danni del tabacco.
Sono davvero tanti i personaggi i miti dello spettacolo, da Visconti a Zeffirelli, registi delle opere in cui era la protagonista, ma anche Maria Callas e Placido Domingo e tanti protagonisti della lirica mondiale. Non mancano i due amori della sua vita, il maestro Leone Magiera e il basso Nicolai Ghiaurov, foto di famiglia che si mescolano a quelle con il presidente della Repubblica Ciampi e i sindaci di Modena .
I due nipoti hanno avuto la delicatezza di appoggiarle accanto un cuscino su cui era stampata la foto con tutti e tre insieme.
«È stato il nostro regalo per il suo compleanno degli 80 anni, non se ne separava mai - dice Mattia - Con noi lei è stata semplicemente una nonna dolcissima, attenta, premurosa. Quando era in tournée ci scriveva sempre, la sua calligrafia ci accompagnava da New York, Berlino, Vienna, Parigi. In qualsiasi parte del mondo si trovava ritagliava il suo spazio per scrivere a Modena. Sì, era la sua città, quella da cui non voleva andarsene mai. E per lei stare in famiglia con noi, chiudere la porta di casa e stare con i nipoti era la sua vacanza in una vita continuamente in viaggio tra i teatri».
«Mi ha portato con sè in Giappone per un mese quando avevo solo cinque anni - gli fa eco la sorella Gaia - Portava nei teatri la lirica italiana e ovunque erano accoglienze trionfali. Di quel periodo ricordo soprattutto la vicinanza della nonna. Ma tanti ricordi sono legati a Modena, con cui siamo andate a fare il tifo per il Modena e il volley».
In un angola della sala c’è la figlia Micaela e al suo fianco c’è Cristina Pavarotti, figlia del Tenorissimo. Insieme hanno condiviso i ricordi di un’amicizia che ha legato le famiglie per tre generazioni. Storie di vita che si uniscono e si ricompongono in una dimensione privatissima, lontana dalle luci della ribalta. —
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