«Contro le mafie non bastano le spallate Modena ha fatto tanto ma non deve fermarsi»
L’ex procuratore capo Lucia Musti tra coloro che sosterranno l’accusa «È un grande stimolo, porto con me le emozioni del terremoto»
l’intervista
Il più importante processo alla ’ndrangheta al nord avrà diversi protagonisti “modenesi”. Tra loro l’ex procuratore capo di Modena, la dottoressa Lucia Musti, che con i colleghi Luciana Cicerchia, Valter Giovannini e l’“applicata” Beatrice Ronchi sosterrà l’accusa. Musti è magistrato di esperienza, che di mafie e infiltrazioni si è occupata nei sette anni di incarico alla Procura Antimafia e per le quali ha sempre avuto una particolare sensibilità anche quando si trovava alla guida degli investigatori modenesi. Da mesi prepara l’Appello di Aemilia, un lungo lavoro di conoscenza e approfondimento che presto approderà nell’aula bunker della Dozza di Bologna.
Dottoressa, come vive un magistrato i giorni precedenti ad un processo che sta comunque segnando la storia dell’Emilia Romagna?
«Ho accolto la proposta del procuratore generale di sostenere l’accusa nell’Appello di Aemilia con estremo favore e tanti stimoli, ma con la dovuta preoccupazione. C’è un lato positivo in tutto ciò: tornerò ad occuparmi di criminalità organizzata, maturando le esperienze di sette anni alla Procura Antimafia. Ho una particolare sensibilità e attenzione al tema, e anche in veste di procuratore capo di Modena ho sempre cercato di fare da trait d’union tra le forze dell’ordine che operavano sul territorio e indagavano su potenziali reati di mafia e la Dda. Non scordiamo che Modena è stata per anni preda ambita soprattutto da parte del clan dei Casalesi».
In questi mesi ha dovuto prepararsi con grande meticolosità.
«Il quadro di Aemilia è particolarmente complesso, ovviamente non posso entrare nel merito del dibattimento perché il mio ruolo è parlare in aula, davanti alla Corte. Posso però dire che Aemilia ha riguardato molto da vicino il modenese. Penso, ad esempio, alla polizia giudiziaria con i carabinieri del Nucleo Investigativo di Modena che hanno svolto un lavoro immenso, complesso e faticoso e alla Guardia di Finanza. Credo che queste persone meritino di essere ricordate perché davvero hanno dedicato tempo e competenze ad un’indagine così difficile».
Ci sono poi diversi imputati modenesi.
«Ripeto, non tocca a me parlarne. Preferisco invece concentrarmi sulla vicenda del post sisma che entrerà nel processo di Appello. Ci sono reati molto gravi ma in tutto ciò rientra anche il ricordo di un periodo drammatico in cui la comunità modenese è stato coinvolta, ma ha dimostrato di avere una grande tempra. Ha infatti scelto di non bloccare la produzione anche di fronte alle avversità, dimostrando che il lavoro equivale ad avere dignità. Ecco, ricordo con grande emozione quella reazione. Poi ci sono gli aspetti processuali che verranno affrontati nelle sedi opportune».
Qual è la situazione della criminalità organizzata in Emilia Romagna?
«L’esperienza insegna: ogni inchiesta giudiziaria della procura Antimafia è certamente un colpo che destabilizza la criminalità organizzata, ma le mafie hanno dimostrato di sapersi riorganizzare, magari con tempi che non possiamo subito comprendere. Non possiamo certamente dire che l’Emilia Romagna è diventata impermeabile e che non attirerà più alcun interesse. Modena, così come il resto della regione, è un territorio fenomenale e assai attrattivo per i mafiosi che da tempo hanno messo gli occhi su territori dove l’economia e la produttività generano ricchezze. Ecco, tutto ciò ci deve imporre di non abbassare mai la guardia pensando di aver vinto la sfida contro la criminalità». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
