Dia confiscati 2 immobili a Cavezzo di un imprenditore contiguo al clan dei casalesi
E' un 'tesoro' da circa 100 milioni di euro quello confiscato definitivamente dalla Direzione investigativa antimafia di Napoli ad Alfonso Letizia, 74 anni, imprenditore 'big' del calcestruzzo, considerato contiguo al clan dei Casalesi. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta).
CASERTA Sei aziende (operanti nel settore edile e immobiliare, dell'estrazione di inerti, della produzione e vendita del calcestruzzo); 70 immobili, tra cui terreni e fabbricati, ubicati in vari comuni della provincia di Caserta e (due) a Cavezzo, provincia di Modena; 28 tra auto e moto; numerosi rapporti finanziari.
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E' un 'tesoro' da circa 100 milioni di euro quello confiscato definitivamente dalla Direzione investigativa antimafia di Napoli ad Alfonso Letizia, 74 anni, imprenditore 'big' del calcestruzzo, considerato contiguo al clan dei Casalesi. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta).
Le indagini svolte dalla Dia hanno consentito non solo di ricostruire il reale assetto patrimoniale dell'imprenditore, ma anche di delineare la sua "pericolosità qualificata", derivante dai rapporti emersi con ilclan dei casalesi, fazione "Schiavone", nel settore della produzione e fornitura del calcestruzzo.
Dall'inchiesta giudiziaria per la quale Alfonso Letizia era stato arrestato dalla Dia nel 2011 - operazione "Il Principe e la (scheda) ballerina" - su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, erano emersi gli intrecci illeciti del ceto politico di Casal di Principe con l'ala militare e imprenditoriale delclandei Casalesi, fazioni "Schiavone" e "Bidognetti", che si concretizzavano attraverso l'appoggio ai candidati indicati dall'organizzazione in occasione di consultazioni elettorali. Il tutto in cambio dei successivi benefici economici garantiti dall'aggiudicazione di appalti, di assunzioni di personale compiacente e di apertura di centri commerciali.
Letizia veniva considerato il riferimento della famiglia "Schiavone", in quanto "metteva stabilmente a disposizione dell'organizzazione i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie ottenendo, di contro, l'ingresso nel cartello delle aziende oligopoliste che l'associazione imponeva sui cantieri presenti sul mercato casertano". I decreti di sequestro e di confisca emessi dal Tribunale, a seguito della proposta del direttore della Dia, eseguiti nel 2014 e nel 2018, sono stati confermati dalla Corte di Appello di Napoli e definitivamente dalla Corte Suprema di Cassazione.
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