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tribunale ecclesiastico 

Nozze da annullare, a Modena più richieste

P.S.

Nel 2019 sono state presentate 32 cause di “divorzio” nel territorio dell’Arcidiocesi: 4 in più dell’anno precedente

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Le cause presentate al Tribunale ecclesiastico emiliano (che ha sede a Modena e ha giurisdizione sulla metropolia emiliana, le diocesi da Modena fino a Piacenza) sono sostanzialmente stabili, anzi quelle modenesi sono in leggero aumento, mentre calano quelle che arrivano dalla diocesi di Carpi. Numeri e motivazioni di nullità del matrimonio (ricordiamo che la Chiesa non abilita una sorta di “divorzio”, ma riconosce che alcuni matrimoni non erano validi alla fonte) sono stati presentati ieri all’apertura dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico emiliano. Presenti anche l’arcivescovo di Modena-Nonantola, don Erio Castellucci, che è anche moderatore del Tribunale, oltre a mons. Lino Pizzi, vescovo emerito di Forlì-Bertinoro e a mons. Massimo Mingardi, vicario giudiziale del tribunale Flaminio. Prima della prolusione inaugurale di mons. Davide Salvatori, prelato uditore apostolico della Rota Romana (la Sacra Rota non è altro che il Tribunale ordinario della Santa Sede), il vicario giudiziale del tribunale, don Sergio Casini, ha accolto il carpigiano Andrea Beltrami come nuovo giudice. Ma andiamo nel dettaglio dell’attività, illustrata dallo stesso don Casini: le cause pendenti dal 2018 erano 112, quelle entrate nel 2019 sono state in tutto 99, contro le 97 del 2018. Quanto alla provenienza, nel 2019 sono entrate 32 cause da Modena-Nonantola, 4 in più del 2018, 5 cause dalla diocesi di Carpi, contro le 10 dell’anno precedente; 27 da Reggio, 12 da Piacenza, 13 da Parma e 2 da Fidenza. Per quanto riguarda i motivi di nullità, che possono essere più di uno per ciascuna causa, emergono come nettamente prevalenti quelli del canone 1095, ovvero l’incapacità di emettere un valido consenso al matrimonio per cause psicologiche: 61 volte è stata riconosciuta, in particolare, l’incapacità di emettere un valido consenso matrimoniale per difetto grave di discrezione di giudizio circa i diritti e i doveri matrimoniali essenziali da dare e accettare reciprocamente, mentre 58 volte (con tre casi negativi) è stata riconosciuta l’incapacità di emettere un valido consenso matrimoniale da parte di coloro che per cause di natura psichica non possono assumere gli obblighi essenziali del matrimonio. Assai minoritaria l’esclusione della prole, ovvero sposarsi senza volere figli (19 affermativa e 2 negativa) e l’esclusione dell’indissolubilità (non credere al matrimonio per sempre) con 13 casi positivi e 7 negativi. Un caso affermativo e uno no per l’esclusione della fedeltà, stessa cosa per l’esclusione del matrimonio stesso e una positiva per l’esclusione della sacramentalità del matrimonio. Commenta don Casini: «Il riferimento prevalente al canone 1095 porta con sé, fra le altre cose, una dilatazione nei tempi di svolgimento delle cause». Le cause trattate complessivamente nel 2019 sono state 211, contro le 222 del 2018: quelle definite con sentenza sono state 73 (contro le 108 del 2018), di cui 72 terminate con sentenza affermativa per almeno uno dei capi di nullità invocati (106 nel 2018) e una terminata con sentenza totalmente negativa (2 nel 2018). —

P.S.

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