Aemilia al via Giudice ricusato Subito bagarre
Il legale di Pasquale Brescia avanza l’incompatibilità «Conosce il mio assistito» Dubbi sull’organizzazione dei lavori nell’aula bunker
Il veleno sta nella coda della prima udienza del maxiprocesso d’appello di Aemilia. Tutti si sono infatti già alzati nell’aula-bunker del carcere della Dozza di Bologna pensando che la prima “tappa” fosse finita, quando si alza la mano di un difensore per chiedere la parola. È l’avvocato Gregorio Viscomi, difensore di Pasquale Brescia, cioè una delle figure di primo piano di questo storico procedimento contro la ’ndrangheta in Emilia. E il difensore invita un componente del collegio (il giudice Giuditta Silvestrini) ad astenersi dal giudicare il suo assistito vista, a suo parere, la causa di incompatibilità. «Il giudice Silvestrini ha fatto parte della Corte che in Appello ha condannato Brescia per l’invio di una lettera al sindaco di Reggio Emilia», spiega. Sulla richiesta d’astensione del giudice la Corte - come ha precisato il presidente Alberto Pederiali - s’esprimerà nell’udienza del 20 febbraio, ma con pendente l’istanza di ricusazione la situazione diventa più complessa, in quanto deciderà una sezione della Corte d’appello a cui non appartiene Silvestrini.
In precedenza, una bella fetta di mattinata è stata dedicata all’impostazione che si vuole dare al processo e il presidente Pederiali propone un «frazionamento della discussione», invitando a stilare un calendario delle udienze mirate su un imputato o gruppo di imputati, oppure su specifiche imputazioni. E viene indicata un’udienza-tipo, in cui ad una relazione introduttiva generale della Corte farebbe seguito la requisitoria dell’accusa, l’arringa della parte civile ed infine l’arringa difensiva.
L’accusa - dice il sostituto pg Lucia Musti - si rende disponibile a frazionare la requisitoria, ma senza depositare memorie scritte, e valuterà quanto proporranno i difensori. Più dubbiosi i legali perché trovare un accordo e stilare una scaletta non sarà facile. E visto che solo il 19 febbraio “sbarcherà” nell’aula-bunker il grosso dei difensori (cioè quelli che tutelano i 120 imputati giudicati con rito ordinario), non è difficile prevedere che sarà complicato trovare un’intesa. L’obiettivo della Corte è smaltire le questioni preliminari il 20 febbraio - con riunione dei due riti - per poi entrare nel vivo dal 3 marzo. —
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