Anziano rapinato sulla ciclabile È stata una vendetta improvvisa
Il giudice convalida l’arresto della 40enne di Spilamberto ma la libera Ha raccontato di essersi voluta fare giustizia per lo sgarro lavorativo
C’è un retroscena dietro alla tentata rapina che lunedì aveva portato all’arresto di una donna. La 40enne, incensurata, con due figlie, fino a poco tempo fa occupata in una struttura socio-assistenziale, ha infatti spiegato al giudice le motivazioni del suo gesto. Affiancata dal suo avvocato di fiducia, Fabio Bazzani, nel corso dell’interrogatorio di garanzia avvenuto in carcere a Modena, ha svelato cosa l’abbia spinta ad affrontare un anziano di 87 anni, minacciato con un cutter per farsi consegnare una collanina d’oro. L’indagata ha parlato del tentativo improvviso di farsi giustizia sommaria da sé. Considerava l’uomo il responsabile del suo fallimento professionale, un’occupazione a cui teneva particolarmente, a cui aveva dedicato grande impegno e abnegazione. E invece, per uno screzio avvenuto in struttura, la 40enne si era vista negare il rinnovo del contratto, restando così disoccupata. È quella la condizione entro cui si inserisce il tentativo di rapina: non una criminale pronta a tutto, ma una donna in grande difficoltà, che ha individuato un chiaro nemico. E di fronte a questa ricostruzione, il giudice ha deciso di convalidare l’arresto effettuato dai carabinieri di Spilamberto, certificando il corretto operato dell’Arma, ma ha anche rimesso in libertà la 40enne a cui ha imposto soltanto l’obbligo di firma in caserma e soprattutto il divieto di avvicinamento all’anziano. Ha di fatto dato credito alla tesi difensiva non riscontrando possibilità di reiterazione del reato, avvenuto in un contesto ben delineato.
La 40enne indagata ha ricostruito nel dettaglio le concitate fasi del tentativo di rapina. Non ha voluto organizzare un agguato e ci ha tenuto a ribadirlo. È stata la visione dell’anziano ad animarle una reazione inattesa e inaspettata. È scesa dalla sua auto - una minicar grigia determinante nell’indirizzare le indagini dei carabinieri proprio per l’insolito modello - e impugnando un cutter ha fermato la vittima, impegnata a recarsi in bici a casa del figlio. Sapeva che aveva una collanina nascosta sotto la giacca, la sciarpa e il maglione proprio per quella frequentazione pregressa da cui era scaturito il fallimento lavorativo e ha scelto di farsi giustizia. Voleva prendersi una rivincita, non le interessava troppo il valore del bottino, ma le sarebbe bastato dimostrarsi più forte di quell’uomo che l’aveva estromessa dal luogo di lavoro.
La poca dimestichezza con il crimine è emersa anche nella scelta del vestiario. Quando i carabinieri l’hanno raggiunta a casa indossava ancora gli abiti di qualche ora prima, gli stessi che l’hanno resa identificabile sia dalla vittima che dal testimone intervenuto a sventare la rapina. Non aveva neppure pensato a cambiarsi per dissimulare le proprie responsabilità, e anche questo elemento è stato rimarcato dall’avvocato Bazzani di fronte al giudice per tracciare un quadro meno pericoloso della 40enne e chiederne la scarcerazione. —
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