Ferrari SF1000, il richiamo alla storia e un’attesa mondiale
Le "rosse" non vincono da troppo tempo, d'obbligo un'inversione di rotta nelle prestazioni su tutti i circuiti
Come ogni anno la presentazione della nuova Ferrari porta con sè un pieno di speranze mondiali. Che andranno misurate in pista, dove la nuova rossa dovrà dimostrare di essere in grado di riportare a Maranello quel titolo che nella versione piloti manca in bacheca dal 2007 e, in quella costruttori, dal 2008. Davvero troppi per una scuderia gloriosa come la Ferrari.
Il nome SF1000 è un omaggio alla storia visto che in estate il Cavallino correrà il suo millesimo Gran Premio di F1. Una leggenda che però andrà corroborata con risultati in pista. Le chiacchiere stanno a zero e a Maranello ne sono consapevoli, un altro flop sarebbe inaccettabile. Sulla carta la nuova Ferrari promette bene, anche se le “armi” studiate per provare a battere la Mercedes se ne stanno ben nascoste sotto il telaio e quel velo che, nel tardo pomeriggio di ieri, è stato sollevato nella suggestiva cornice del teatro Valli di Reggio. Più compatta, più efficiente, ma soprattutto più rossa: così è parsa a livello di sensazioni la SF1000, ma saranno la pista e il cronometro ad emettere il verdetto. Prudente il team principal Binotto (“non siamo la squadra da battere”) mentre il presidente Elkann ha dettato le linee guida (“orgogliosi di essere italiani e con una fame enorme di vittorie”) lanciando un chiaro messaggio di coesione al team. Nei mesi scorsi a Maranello si è lavorato duro per consegnare a Vettel e Leclerc una Ferrari in grado di essere competitiva su ogni tipo di circuito: solo così sarà possibile lottare ad armi pari con le frecce d’argento. —
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