Il personaggio/ Giani, dopo le schiacciate l’arma in più è comunicare
«Il fascino di uno sport di squadra è sudare per un obiettivo comune».
Il coach Leo Shoes Modena Volley e ex giocatore Andrea Giani parla così della sua passione. Considerato uno dei pallavolisti più forti al mondo rientra nella cosiddetta “generazione dei fenomeni”, espressione coniata dal giornalista Jacopo Volpi per indicare i giocatori che si distinsero nella nazionale maschile degli anni Novanta. Il suo palmarès conferma la sua stoffa da atleta: con tre ori consecutivi ai Campionati Mondiali, due argenti e un bronzo alle Olimpiadi oltre che alla World League e molti altri Campionati, è riuscito ad entrare a far parte della Volleyball Hall of Fame insieme a Julio Velasco e Andrea Gardini.
«Aver provato uno sport di squadra ha cambiato quella che è stata la mia concezione di sport in generale». Così il coach racconta il passaggio dal canottaggio alla pallavolo descrivendo come imparare a vivere e lavorare in gruppo dia molte più soddisfazioni rispetto ad uno sport individuale.
Negli ultimi quattro anni da atleta ha iniziato ad interessarsi alla carriera da allenatore, perché molto appassionato nel trasmettere le sue conoscenze tecniche e tattiche ai giovani.
Interessante è sicuramente il doppio punto di vista da giocatore e da mister, infatti la difficoltà nel passare da un ruolo all’altro è riuscire con espressioni diverse a comunicare la stessa situazione: «Il giocatore si esprime attraverso il fondamentale di gioco, come l’attacco o la difesa, mentre l’allenatore utilizza come unico strumento la comunicazione».
Difatti spiega Giani che «con questo strumento, riesco a identificare e unire i punti forti di una squadra, per creare formazioni e allenamenti vincenti e gestire uno staff».
Per raggiungere l’equilibrio di una squadra «ognuno di noi ha una propria visione; così come nelle situazioni di gioco o nei diversi ambiti della vita».
Infatti, Giani chiarisce che gli allenatori che ha avuto, come Julio Velasco e Gian Paolo Montali, sono stati importanti per la crescita da giocatore mentre come allenatore ha sviluppato le proprie idee e capacità, mantenendo però sempre attivo il confronto con gli altri per migliorarsi continuamente.
Infine, dice che una delle sfide fuori dal campo è doversi relazionare, conciliando situazioni con giocatori di nazionalità e culture diverse alle quali «da allenatore ti devi abituare». —
Matilde Rizzardi
Ludovica Galasso
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
