Gazzetta di Modena

Modena

«Qui c’è agricoltura biologica ma chi produce va supportato»

Arianna De Micheli

LE ASSOCIAZIONI / 1. IL VICEPRESIDENTE DI CIA ALBERTO NOTARI 

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«In termini di produzione agroalimentare sostenibile l’Emilia Romagna è senza dubbio all’avanguardia. Tanto che, se paragonate alle norme europee, le regole cui siamo soggetti in regione risultano ancora più restrittive. Ben vengano i controlli sulla filiera. Il futuro ha lanciato il suo guanto di sfida: la sostenibilità». Ne è convinto Alberto Notari, vicepresidente di Cia - Agricoltori Italiani Emilia Centro, associazione che, frutto della fusione tra Modena e Bologna, si propone di superare i limiti provinciali ottimizzando i servizi di consulenza per le aziende.

«Tra l’altro, con l’obbiettivo di fornire alle imprese risposte sempre più puntuali liberando professionalità, abbiamo messo a punto i Ced, ossia i Centri di elaborazione dati per la gestione organizzativa e amministrativa».

Forte di ottomila associati, 900 datori di lavoro che assumono braccianti agricoli e 60 sedi territoriali, Cia Emilia Centro vanta un valore di produzione pari a 9 milioni di euro. Nonché un volume d’affari di 200 milioni.

«Oggi le aziende del territorio sono sempre più indirizzate verso l’agricoltura integrata. Ovvero un sistema di produzione a basso impatto ambientale che riconosce la propria ragion d’essere tanto nel rispetto dell’ecosistema quanto nella tutela della salute del consumatore. Le nostre imprese offrono prodotti biologici di elevata qualità evitando gli sprechi. Penso ad esempio all’utilizzo dell’acqua. Un utilizzo oltremodo ponderato che altrove non viene riscontrato. Lo scorso anno abbiamo rinunciato alla “lotta chimica” contro la cocciniglia in nome di un rimedio più naturale ma altrettanto efficace: gli insetti antagonisti. Insetti in grado di combattere le cimici. Come del resto avviene nei Paesi d’origine degli stessi parassiti». Ecco dunque che, in prima linea nel sostenere l’agricoltura biologica, l’Emilia Romagna si rivela una regione virtuosa perché abitata da aziende votate a un’alimentazione sana. E che però pagano pegno non solo a lungaggini burocratiche tutte italiane ma anche e soprattutto a un mancato riconoscimento.

«Purtroppo il valore aggiunto dei nostri prodotti non viene ancora riconosciuto. Il biologico ha un costo. Se al supermercato trovate un prodotto bio al medesimo prezzo di un genere convenzionale…beh, significa che l’agricoltore se la passa piuttosto male. La sostenibilità è il futuro. Ma la sostenibilità deve essere supportata. E oggi i costi risultano tutti a carico degli stessi produttori». —



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