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Pizze nel centro deserto Cecilia e Umberto scommettono sul futuro

Stefano Luppi
Pizze nel centro deserto Cecilia e Umberto scommettono sul futuro

Dopo esperienze nel mondo hanno aperto “Fermento” nella zona dietro al Duomo alle prese con la ricostruzione «Ma che fatica la burocrazia»

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«Invitiamo tutti a scommettere sul futuro della nostra città e della Bassa terremotata». Cecilia Mantovani, pizzaiola e il compagno Umberto, anche cuoco, hanno deciso appunto di intraprendere una nuova avventura imprenditoriale nel centro di Mirandola ancora alle prese con la ricostruzione. Domenica ha inaugurato “Fermento”, la nuova pizzeria in via Curtatone 14, dietro al Duomo, un’area della città che la sera si svuota proprio perché locali non ce ne sono più da quel terribile maggio 2012. E da qui la scommessa di Cecilia, presto mamma per la seconda volta e del compagno.

«Abbiamo scelto il nome Fermento - spiega - perché richiama la pizza e la birra, ossia i prodotti che abbiamo deciso di fornire ai clienti, ma il termine indica anche la nostra voglia di fare, di agire, di pensare al domani invece di restare fermi a compiangerci. Quando infatti abbiamo deciso di partite tanti ci hanno sottolineato tutti i problemi, indubbi, che il centro di Mirandola ancora ha. Noi però abbiamo tenuto duro e scommesso, vada come deve andare, ma la sera della inaugurazione ho realizzato cento pizze in un’ora». Questo è il primo locale di Cecilia e Umberto, poco meno di cinquanta posti a sedere per servire pizza napoletana doc.

Ma la coppia non è alle prime armi: «Abbiamo lavorato - spiega la giovane - per una decina di anni in giro per il mondo, sempre nella ristorazione, a Londra e a Tenerife e in Italia a Bolzano e a Bologna. Poi io, che sono di Massa, ho sentito il richiamo della Bassa e con Umberto, nato in provincia di Salerno, abbiamo deciso di investire qui».

Non è stato semplice. «Proprio no e per due motivi. Intanto abbiamo impiegato circa un anno a realizzare la nostra idea perché la ricerca del posto dove aprire è stata molto difficoltosa visto che c’erano locali oltre i 300 metri quadrati o sotto i 70 e non di circa 120 metri come avevamo immaginato noi per partire. Poi abbiamo trovato un ex forno distrutto e siamo partiti con la ristrutturazione lenta e faticosa».

Ma la difficoltà maggiore è stata burocratica: «E’ un aspetto che mi fa arrabbiare - dice - perché non abbiamo ottenuto neppure un aiuto economico né dai fondi per la ricostruzione né da quelli per la ripopolazione dei territori. Forse siamo arrivati tardi e magari attività che già esistevano prima del sisma avranno avuto tutti i documenti subito pronti. Però mi chiedo se ripopola di più una pizzeria o, che so, un gioielliere». Cecilia e Umberto con la voglia di dare un domani alla loro bimba e a quella in arrivo guardano avanti: «Tra poco vado in maternità - termina Cecilia - ma quando torno speriamo di potere aprire anche il piano di sopra e servire qualche piatto. Per ora siamo alle pizze compresa la mia adorata margherita». —

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