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l’analisi 

Cassa integrazione da record Nel 2019 aumentate del 144%

Gabriele Farina
Cassa integrazione da record Nel 2019 aumentate del 144%

Pizzolla (Cgil): «Oltre 5 milioni di ore. Già esaurite in aziende come Maserati» Appello al Governo per il Jobs Acts e a Bonaccini per il nuovo Patto del lavoro 

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Oltre 14mila ore di cassa integrazione al giorno. Sabato e domenica inclusi. I dati Inps illustrati ieri dalla Cgil fanno riflettere. A Modena e provincia il ricorso all’ammortizzatore sociale si è impennato. Nel 2018 i lavoratori modenesi hanno trascorso in cassa integrazione circa due milioni e 106mila ore. Lo scorso anno il valore è schizzato a 5 milioni e 140mila ore. Un incremento di circa il 144% di cui non si capacitano per primi i sindacalisti. Ricordate «le oltre 26 milioni di ore nel 2010», Cesare Pizzolla (componente della segreteria Cgil) ammette che il quesito «è da approfondire». Nel 2019 Modena è arrivata a sfiorare le 5 milioni e 145mila ore di cassa integrazione di Bologna pur con una popolazione ben inferiore. «A Modena il ricorso alla cassa integrazione è aumentato di circa tre milioni di ore - prosegue Pizzolla - a fronte dell’aumento di cinque milioni di ore in tutta la regione».

In altri termini, il 60% dell’incremento della cassa integrazione in Emilia Romagna è prodotto da Modena. «Abbiamo motivi di preoccupazione», l’analisi di Daniele Dieci, componente della segreteria Cgil. Quest’ultimo invita a riflettere su altri elementi. «Con il sistema di appalti e subappalti restano lavoratori di serie B - aggiunge Dieci - e sono cresciuti i part time “involontari”, ovvero quelli imposti dalle aziende. Nel 2019 vi sono state più di mille dimissioni di donne modenesi entro il primo anno di vita dei figli. Sono circa cinque donne ogni giorno lavorativo». L’aumento del ricorso alla cassa integrazione non è quindi l’unico termometro. «La crisi non si misura soltanto su tali ore - ribadisce Pizzolla - perché le aziende hanno messo in campo varie iniziative. Come lo smaltimento delle ferie arretrate o i lavoratori “somministrati”, i primi lasciati a casa». La cassa integrazione resta comunque a esaurimento. «Il 24 settembre 2020 scadrà il “quinquennio mobile” - aggiunge Pizzolla - in cui le aziende possono utilizzare 24 mesi di cassa integrazione o 36 mesi se hanno il contratto di solidarietà. Tante aziende hanno già utilizzato tutti gli ammortizzatori sociali. Siamo quindi molto preoccupati».

Le preoccupazioni hanno nomi concreti di vertenze, come Goldoni, Colorobbia, Sichenia e Maserati. «Nell’agosto 2020 Maserati terminerà gli ammortizzatori sociali - rivela Pizzolla - e resta l’incertezza sui tempi con cui l’azienda dovrebbe andare a regime». Una soluzione potrebbe essere per Pizzolla «allungare la coperta della cassa integrazione, riportandola a prima del Jobs Act». In tal modo, si passerebbe da due a tre anni nel “quinquennio mobile”. L’ex segretario della Fiom suggerisce di «ragionare sui settori sprovvisti di ammortizzatori sociali, come i servizi e l’artigianato». Dieci rilancia «un nuovo modo di fare industria». Si parte sempre dalle cifre. «Gli occupati in Emilia Romagna e a Modena sono stabili - chiarifica Dieci -. Nella nostra provincia sono circa 319mila. Tuttavia, è aumentata la percentuale d’inattivi, di persone che si tirano fuori dal mondo del lavoro. Sul territorio di Modena sono il 26%. La disoccupazione giovanile oscilla intorno al 15%. Così chi è fuori dal mondo del lavoro ha sempre meno possibili di entrarvi».

Lo scenario del 2020 per la Cgil è preoccupante. I segnali negativi per Pizzolla sono «la Brexit, la frenata del mercato globale (in particolare di quello tedesco), il Coronavirus che limita gli scambi con la Cina». L’appello al governo di rivedere il Jobs Act si accompagna dunque a una richiesta al governatore Stefano Bonaccini. «In vista del Patto regionale per il lavoro - conclude Pizzolla - vanno previste misure per la crescita, partendo però dalla salvaguardia degli insediamenti e della tutela dell’occupazione». —



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