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L’INCHIESTA DI BRESCIA 

La maxi-frode degli F24: Bitonti è accusato di riciclaggio in Croazia

C.G.

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«Sono andato a trovare in carcere l’avvocato Alessandro Bitonti. Era sereno, anche di fronte a queste accuse nuove mosse dalla Procura di Brescia sulle quali abbiamo ampio margine di prove per spiegare che in realtà si trattava di attività del tutto lecite tra avvocati». Così ha detto ieri sera l’avvocato Roberto Ghini che con Luca Brezigar difende il collega accusato di associazione a delinquere nell’ambito della maxi operazione di Brescia per una presunta frode fiscale nazionale. “L’officina dell’evasione”, l’ha chiamata il procuratore aggiunto Carlo Nocerino: un giro incredibile di false fatture e società di comodo che legavano Gela, la Calabria e Brescia e da lì si diramavano in altre città del nord. Oltre a Bitonti, altri due legali in carcere, due commercialisti e due ricercati più 58 indagati e il sospetto di un nuovo metodo di infiltrazione delle mafie (la Stidda e le ’ndrine) nel Nord: non più mitra, ma gli F24. Di tutto questo e delle indebite compensazioni con aziende del Sud fasulle, Bitonti non è accusato. Per lui invece l’accusa riguarda i rapporti con un avvocato croato per un dissequestro di ingenti somme di denaro. E poi c’è l’accusa di aver avuto rapporti illeciti con la commercialista bresciana Stefania Franzoni, al centro dell’inchiesta bresciana. La difesa spiega che per i rapporti col collega croato, tutto risulta regolare. Non conosceva, poi, la Franzoni all’epoca dei fatti contestati. —

C.G.

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