La ’ndrangheta torna alla sbarra Inizia la marcia per 120 imputati
Due ore di appello per la prima udienza nell’aula bunker Ancora bagarre sul giudice Silvestrini: «Ma io non lascio»
dall'inviato
Francesco Dondi
bologna. Ci sono volute quasi due ore per concludere l’appello di tutti i presenti tra avvocati e imputati del processo di appello di Aemilia. Un’impresa monstre a cui è subito chiamata la corte presieduta dal finalese Alberto Pederiali, con Maurizio Passarini e Giuditta Silvestrini giudici a latere. Si tratta del primo passaggio per celebrare il secondo grado di giudizio che vede imputate 120 persone, alcune delle quali accusate di aver curato gli affari di ’ndrangheta in tutta l’Emilia.
l’aula bunker
Al carcere della Dozza a Bologna hanno rinnovato un’aula a tempo di record. Ora può contare sulle nuove celle per i detenuti, che chiedono e ottengono di non essere ripresi dalle telecamere dei giornalisti, tavoli e sedie capaci di accogliere almeno 150 persone, sei televisioni appese alle pareti e in grado di rilanciare in aula i collegamenti da 19 carceri sparse per l’Italia dove si trovano vari imputati detenuti sia come misura cautelare di Aemilia sia per altre condanne.
Sono le 9.31 quando, puntualissima, entra la corte. Avvocati e imputati - in aula tra quelli liberi ce ne sono soltanto sei (Augusto Bianchini, Mario Cannizzo, Carmine Belfiore, Omar Costi, Francesco Macrì e Floriana Silipo) - hanno già superato le accurate misure di sicurezza, che demarcano gli accessi e garantiscono la sicurezza di tutti i presenti.
In prima fila siedono i magistrati della Procura generale: Luciana Cicerchia, Valter Giovannini e la “modenese” Lucia Musti con alle spalle le varie parti civili e le decine di avvocati difensori.
I primi sviluppi
Il presidente Pederiali fa subito capire ai legali quanto già annunciato la settimana scorsa in apertura del processo di appello per i riti abbreviati: c’è l’intenzione di unificare i due filoni. Si tratta di un atto che verrà ufficializzato nell’udienza di oggi e che anticiperà la relazione generale attesa per il 3 marzo. Il presidente, alla pari del dottor Giovannini, chiede collaborazione ai legali al fine di rendere più agevole la discussione in aula e abbozza un’idea organizzativa che consta nell’accorpamento dell’analisi di ogni singola posizione da parte di procura, difesa, eventuale parte civile e immediate richieste di condanna o assoluzione. Addirittura l’avvocato Carmen Pisanello, che difende tra gli altri Michele Bolognino, si propone di raccogliere la disponibilità di date da parte dei colleghi: lo farà tramite un gruppo whatsapp a dimostrazione di come la tecnologia sia prepotentemente entrata anche nella procedura penale.
Intanto si apprende che la posizione del carabiniere Alessandro Lupezza viene stralciata. Sarà quindi discussa di fronte ad altri giudici. Colpa dell’astensione della dottoressa Silvestrini, che ha già giudicato il militare in altro procedimento. A tal riguardo non arriva invece alcuna decisione sullo stesso argomento per quanto riguarda Pasquale Brescia, che ha ricusato il giudice Silvestrini. Strategia che anticipano di voler adottare gli avvocati Roberto Filocamo e Pisanello, che difendono Michele, Sergio e Francesco Bolognino, Maria e Giuseppe Curcio, Antonio e Francesco Giglio, Giuseppe Aiello, Salvatore Le Rose e Antonio Vertinelli. Chiedono che Silvestrini non faccia parte del collegio perché di fronte ad una situazione di incompatibilità (ha fatto parte del collegio di secondo grado degli abbreviati di Aemilia), ma ricevano un netto rifiuto. «Non ha intenzione di astenersi - spiega il presidente Pederiali - Nell’altro processo non sono state in alcun modo prese in considerazione le posizioni degli imputati per i quali oggi è stato formulato l’invito all’astensione».
Il processo... modenese
Sono tanti i protagonisti modenesi alla Dozza. Tra gli imputati sono presenti solo il sanfeliciano Augusto Bianchini (la famiglia rimane a casa) e il ravarinese Vincenzo Mancuso in collegamento dal carcere di Prato. Non si vede invece l’imprenditore Gino Gibertini e neppure Francesco Pelaggi. Tanti invece gli avvocati: il professor Giulio Garuti e Simone Bonfante per i Bianchini; Luca Pastorelli per Giberttini, Paolo Petrella per Giuseppe Codamo; mancano Luca Brezigar e Alberto Boni (sostituiti da Natalia Branda e Annalisa Bassi) che difendono rispettivamente Antonio Muto, Pasquale Riillo e Pelaggi così come non ci sono i fratelli Miraglia.
Anche le parti civili sono ben rappresentate a partire dall’avvocato Valeria De Biase incaricata da Provincia di Modena, Unione Area Nord e Comuni di Finale, San Felice, Mirandola e Concordia; Fabrizio Canuri difende le istanze di Ricommerciamo, il consorzio dei negozianti sanfeliciani sfollati dal centro storico dopo il sisma; Giuseppe Rizzo si presenta per Cna-Fita, Cisl Emilia Romagna e Libera contro le mafie al posto di Enza Rando. C’è infine Alberto Zito che oltre alla Presidente del Consiglio e l’Agenzia delle Entrate porta le istanze del ministero dell’Ambiente anche alla luce dei reati ambientali contro cui la Procura si appellata dopo l’assoluzione in primo grado. —
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