«Abbiamo un mutuo e figli da crescere La Goldoni faccia marcia indietro»
Sciopero allo stabilimento dopo la richiesta di concordato, «bocciata dai revisori». Il ceo Bedosti: «Mi auguro la continuità»
Alessandro Luppino ha 49 anni, un mutuo appena acceso e due gemelli di 18 anni che vanno a scuola. Nei giorni scorsi a lui e ad altri 240 lavoratori sono tremati i polsi quando hanno sentito che la Goldoni, l’azienda per cui lavora, ha presentato richiesta di concordato. Mossa bocciata, peraltro, dagli stessi revisori dell’azienda. E ieri mattina era con gli altri lavoratori per scioperare davanti allo stabilimento di Migliarina, mentre all’interno si svolgeva una teleconferenza tra la dirigenza e la proprietà cinese di Weifang che ha acquistato la storica azienda di trattori nel 2017.
«Lavoro alla Goldoni da 25 anni - racconta Alessandro - Abito a Carpi con la mia famiglia: ho due gemelli e ho appena stipulato il mutuo. Sono fortemente preoccupato: temo che stiamo precipitando in un tunnel senza fine. I cinesi sembravano i salvatori. In realtà, siamo costretti a lottare per il nostro posto di lavoro dopo tutti i sacrifici fatti, con la grande incognita del pagamento degli stipendi e delle ferie, mentre questa fabbrica ha ancora tante potenzialità. Vengo da Trapani, lavoro a Carpi da 30 anni, prima in maglieria e poi qui in tanti ruoli, prima come operatore di linea, poi come collaudatore al recupero macchine».
Massimo Nebbioso ha 52 anni: gli ultimi 20 li ha trascorsi alla Goldoni dove fa l’operatore di linea. «Ho una figlia di 12 anni e siamo qui in azienda da tanto tempo: mai avremmo potuto immaginare che finisse così», chiosa Massimo.
Salvatore è di Limidi, ha un fig lio di 18 anni che sta cercando un’occupazione: «Lavoro solo io in casa e prendo 1300 al mese: come faremo?». Altrettanto preoccupata Angela D’Attilio, residente al confine tra Rio e Correggio: «Lavoro qui da 26 anni e ho ricoperto più ruoli, sempre in finitura. Il mio dispiacere più grande è che finisca tutto così. La storia dell’azienda è quella di tutti noi: io sono arrivata qui per lavoro da Ravenna. Le cose sono cambiate molto negli anni: ora non si capisce nulla. Io mi sono sempre trovata benissimo qui: i colleghi sono sempre stati disponibili e in caso di difficoltà ci siamo sempre dati una mano a vicenda».
Davide Brighenti, di Fabbrico, è un operaio di linea, da 12 anni alla Goldoni. «Ho due figli di 12 e 5 anni - racconta - Quando sono arrivato io eravamo in 400 lavoratori. Producevamo dalle 10 alle 15 macchine al giorno, soltanto sulla mia linea. Ora arriviamo a due o tre al massimo. Siamo andati in calo progressivo e la situazione è diventata critica da agosto. È un dispiacere doversi rimettere in gioco a 45 anni. Il mio timore è che qui venga conservato soltanto l’assemblaggio e il resto venga fatto in Cina».
SINDACI E FIOM
Al fianco dei lavoratori arrivano i sindaci di Carpi e di Rio Saliceto, Alberto Bellelli e Lucio Malavasi. «Abbiamo assistito agli investimenti legati al recupero sisma, al forte impiego di risorse in Engineering e sviluppo - dichiarano i sindaci ribadendo la solidarietà agli addetti - In passato l’azienda si era mossa così e oggi si trova verso un concordato in bianco che ci stupisce». Sulla Goldoni intervengono anche Davide Fava e Alessandro Poggi, segretario provinciale e responsabile Economia e lavoro del Pd che esortano alla “massima attenzione sulla difficile vertenza”. Alle 8 di ieri è arrivato in azienda per la teleconferenza l’amministratore delegato Andrea Bedosti: «Io auspico la continuità per l’azienda» ha dichiarato, prima di fermarsi coi sindaci.
«Abbiamo formalizzato la richiesta di incontro in Regione - spiega Angelo Dalle Ave di Fiom Cgil - I revisori osteggiano il concordato: questo ci viene in aiuto». Fuori dalla ditta anche esponenti della Federazione giovanile comunista italiana.
IL VESCOVO
Il vescovo Erio Castellucci, amministratore apostolico della Diocesi di Carpi, segue con partecipazione e preoccupazione il difficile momento. «Esprimo, a nome della Chiesa di Carpi, piena solidarietà ai 240 dipendenti e alle loro famiglie e auspico che gli interventi di mediazione messi in atto dai sindaci con la richiesta di coinvolgimento della Regione, possano raggiungere l’obiettivo di riattivare la produzione, secondo quel modello di ‘pace sociale’ che ha sempre caratterizzato quest’azienda, così radicata e significativa per il nostro territorio. Il mio pensiero e la mia preghiera vanno alle persone, alle famiglie coinvolte, e guardo con fiducia alla collaborazione tra lavoratori, sindacalisti e politici per pensare una soluzione e risolvere questa grave crisi aziendale». —
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