Gli ex studenti del Selmi diventano docenti e parlano di lavoro
Si chiama After Day e ha messo a confronto universitari con alunni di quarta e quinta
l’iniziativa / 2
«Studiate per voi stessi. Siate umani. Seguite la vostra strada senza paura». Al Selmi gli ex studenti diventano docenti. Testimoniano che “c’è vita dopo la scuola”. All’After Selmi Day rispondono alle domande di ragazzi di quarta e quinta, che ruotano tra le aule come in ateneo. «Uscendo dal Selmi ci sono moltissime porte aperte per l’università», riconosce Giulia Pellacani. Varcato l’uscio di Giurisprudenza, la giovane ringrazia la scuola «per la cultura generale molto ampia». La collega Giorgia Morandi invita i futuri diplomati a «impegnarsi per inseguire i propri sogni». Sara Michelini predilige la passione al lavoro e così li incoraggia: «Studiate quello che vi piace o farete molta fatica ad arrivare alla fine». Chi già lavora condivide il pensiero. «La scuola forma umanamente in modo importante», garantisce Mattia Guerzoni. A 23 anni, è impiegato in una multinazionale la cui missione compare sulla Rossa più famosa al mondo. Samuele Tracia è di stanza a Bazzano e spiega che «il fattore fondamentale è quello umano». Marta Roncaglia è passata dall’indirizzo linguistico a Ingegneria gestionale. «L’inglese, il tedesco e lo spagnolo con la laurea in Ingegneria possono essere molto utili», rivela la giovane. La sfida per lo studente d’Ingegneria biomedica è «uscire dalla zona di conforto per sperimentare esperienze nuove». «Capire in cosa si è bravi e soprattutto studiare per se stessi» i primi consigli di Paola Fruggeri.
«Avere un’ottima conoscenza di base aiuta molto all’inizio», la replica di Francesco Vaccari dall’aula di Biotecnologie. Per Andrea Schenetti è fondamentale «impegnarsi da subito». Sara D’Alessandro identifica una priorità: «essere molto curiosi». «Le lingue aprono tantissime porte sia lavorative sia culturali», l’eco di Stefano Vivi dall'aula “Interpreti e traduttori”. Positiva la pagella degli adulti. Per la preside Margherita Zanasi il metodo scelto è «ottimale» perché aiuta i giovani «a scegliere un vestito su misura». La docente Rita Vandini avverte che i futuri diplomati «si sentono tutelati e il tutoraggio è importante». In prima linea con il Teatroeducativo in Auditorium, la professoressa Cecilia Angelelli nota l’interesse «nelle scelte, nelle competenze trasversali per arrivare alla scelta finale». —
G.F.
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