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Coronavirus/ Modena. «Sei stato in Lombardia?» Le domande all’ospedale che portano in isolamento

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Coronavirus/ Modena. «Sei stato in Lombardia?» Le domande all’ospedale che portano in isolamento

Nessun numero di accessi anomalo ai Pronto Soccorso degli ospedali della provincia Diffuso però un vademecum per il trattamento dei pazienti che hanno sintomi sospetti 

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MODENA. Tutte le strutture ospedaliere di Modena e provincia sono in allerta.

Anche se i modenesi, va detto, hanno reagito bene all’epidemia e non si è registrato un numero di accessi anomalo ai Pronto soccorso, ma soltanto una corsa all’acquisto dei gel alcolcolici. Ciò non toglie che il personale sanitario sia pronto e soprattutto preparato ad ogni evenienza.

In particolare è stato diffuso un vademecum per il trattamento dei pazienti che si presentano in ospedale con una sintomatologia riferibile al Coronavirus (principalmente tosse e febbre). Si tratta di alcune domande tanto semplici quanto necessarie per capire se si è di fronte a una influenza stagionale o a un possibile Coronavirus. Innanzitutto di carattere geografico e quindi si interroga il paziente sui viaggi delle ultime settimane: «Lei è stato in Cina, Lombardia o Veneto?». Si chiede anche se si hanno avuto contatti con persone che abbiano visitato i luoghi a rischio.

Se il paziente conferma una delle ipotesi, allora in automatico diventa un caso sospetto che va trattato con tutte le procedure del caso, non solo per la sua tutela, ma anche per quella delle altre persone presenti nel pronto soccorso e in particolari i sanitari al lavoro che, come purtroppo dimostrato a Lodi, sono quelli più a rischio.

La prima azione a cui viene invitato il paziente è il lavaggio accurato delle mani con il gel disinfettante e inoltre viene fornita una mascherina che va indossata immediatamente.

Poi a seconda dell’ospedale in cui si trova, il paziente viene posto in isolamento in un ambiente ad hoc, evitando soprattutto il contatto con altre persone che in quel momento si trovano nella struttura.

A quel punto vengono effettuati i prelievi che vengono inviati al centro di riferimento regionale per le malattie infettive, che si trova a Bologna. Di solito il tempo di attesa per il test è inferiore alle otto ore. In quel lasso di tempo devono restare in osservazione anche i cosiddetti contatti del caso sospetto: quindi ad esempio coloro che lo hanno accompagnato all’ospedale, siano essi familiari, amici o personale delle ambulanze. Solo l’esito dei test dirà il susseguirsi del protocollo. E in questi giorni si susseguiranno le analisi di laboratorio: una rete più capillare di controlli porterà inevitabilmente a più tamponi per chi presenta una sintomatologia influenzale.

La Regione, tuttavia, continua a insistere invitando chi sospetta di essere infetto a non presentarsi nelle strutture sanitarie, ma a chiamare il proprio medico di famiglia o il 118. —

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