Gazzetta di Modena

Modena

L’appello del vescovo Castellucci «Le barriere non hanno senso»

G.F.

Il messaggio sottolinea anche l’importanza dell’immigrazione «che se gestita bene va a vantaggio di tutto il nostro Paese...» 

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L’APPELLO

NONANTOLA. «Chi accoglie si accorge che la barriera non ha più senso». Nella sala Sighinolfi, il vescovo-abate don Erio Castellucci ha lanciato un messaggio tra sacro e profano. «Una civiltà che rifiuta l’accoglienza è destinata a morire - ha spiegato don Erio - perché soffoca. Noi cristiani abbiamo l’identità aperta e dovremmo riconoscere la presenza del Signore ovunque». Per il vescovo accogliere «conviene economicamente perché, se gestita bene, l’immigrazione va a vantaggio del nostro Paese». Da uomo di Chiesa ha riscontrato che «un peccato sempre più confessato è dire parolacce contro il Papa (e qualcuna anche contro il vescovo) perché si vuole l’accoglienza degli extracomunitari». Don Erio ha invitato a distinguere «come in meteorologia» la percezione e i numeri reali dell’immigrazione in Italia. «Un sondaggio dimostra come gli italiani ritengano il numero degli stranieri 3-4 volte superiore a quello reale - ha proseguito don Erio - e che siano tutti musulmani. È un dato che addolora e fa pensare. Un dato legato alla propaganda non solo degli ultimi due anni. Un dato che però ci deve fare reagire in modo civile». Una reazione Nonantola l’ha prodotta con don Mattia Ferrari. Il vicario parrocchiale nonantolano è stato a bordo della Mare Jonio con l’associazione Mediterranea.

«A Nonantola l’accoglienza è molto buona - il messaggio di don Mattia, letto dalla volontaria Giorgia Ansaloni - e il razzismo è più basso che altrove». Per il sacerdote «l’aumento di dinieghi non è percepito come un aumento del numero degli immigrati irregolari, ma come una sofferenza degli amici». Amici che hanno preso la parola sabato sera, raccontando storie di vita. Festus è arrivato dalla Nigeria nel 2017 con le famose “scarpe rosse”. Ha la patente, un lavoro, una casa, una macchina. «Il prossimo mese il documento mi scade - ha garantito il giovane - e ho preso appuntamento per rinnovarlo. Sarà però a luglio. Rischio di perdere il lavoro fatto per anni. Sessanta persone sono messe come me. Senza documento non riesci a fare un contratto. Siamo amici a Nonantola, abbiamo giocato con i figli dei nonantolani. Stiamo chiedendo a voi di aiutare noi». Muhammad Alì proviene invece dal Pakistan. In Italia da quattro anni, è tra le 18 persone accolte che ha rinunciato ai circuiti dell’accoglienza per trovare una soluzione in autonomia. «Dobbiamo aspettare 14-15 mesi per una commissione - ha proseguito il giovane - e per questo ho deciso di uscire dall’accoglienza». Per il maliano di origine Moriba perdere il documento vorrebbe dire rinunciare a molto. «Mi sono formato come metalmeccanico - ha rivelato il giovane - e dopo un contratto di sei mesi sono in apprendistato. Ho preso casa, ho la patente, ma ho lo stesso problema del documento. Voglio vivere a Nonantola perché sono accolto bene, sto bene». «La scadenza di un documento ha ricadute sulla salute - ha sottolineato il medico Taila Kindi - e le persone vi hanno diritto. Chi si prende la responsabilità di negare la salute?». —

G.F.