Gazzetta di Modena

Modena

Ceramica, l’incertezza frena la crescita e le piccole imprese Export in sofferenza

GIOVANNI MEDICI
Ceramica, l’incertezza frena la crescita e le piccole imprese Export in sofferenza

L’anno scorso produzione e vendite sono rimasti ai volumi 2018 Pesano problemi geopolitici, guerra dei dazi e tensioni Usa-Cina 

3 MINUTI DI LETTURA





L’ANALISI

GIOVANNI MEDICI

Il settore ceramico, cuore pulsante del tessuto industriale sassolese, come altri sta valutando gli effetti del coronavirus e della situazione internazionale. Confindustria Ceramica (che associa i produttori) ha segnalato nelle scorse settimane che nel 2019 produzione, vendite ed export sono rimasti fermi intorno ai volumi del 2018 mentre Acimac, l’associazione dei costruttori di macchine e impianti per l’industria ceramica, ha fatto notare un calo sensibile del fatturato e pure degli investimenti nel nostro paese.

Roberto Righi (in foto), segretario provinciale della Filctem Cgil, ricorda come il settore ceramico, grande esportatore, abbia risentito negli ultimi tempi del clima internazionale (problemi geopolitici, guerra dei dazi e tensioni Usa-Cina) e nazionale, che generano incertezza sia nei consumatori sia negli operatori, soprattutto nei paesi occidentali e più ricchi. «Rispetto agli ultimissimi avvenimenti ovviamente non siamo in grado di fare previsioni, si osserva giorno per giorno quanto avviene. Diciamo che lo scenario è incerto – afferma - ma ricordando sempre che tutte le previsioni macroeconomiche fatte qualche mese fa per il 2020 sono migliori dei dati fatti registrare nel 2019».

Ovviamente non si possono fare paragoni con gli anni più duri della crisi, il periodo 2008-2012, né con quelli successivi, quelli di un “rilancio” dovuto anche ai tanti investimenti fatti dalle imprese del settore. «Nel 2008-2012 la valutazione era univoca, c’era una crisi generalizzata; oggi siamo in una situazione diversificata, a “macchia di leopardo”. Non va poi dimenticato infine che la ceramica ha fatto segnare negli ultimi anni il 7-10% di quota di investimenti rispetto al fatturato complessivo, soprattutto nel campo dei processi produttivi. Un settore, dunque, ad alta intensità di investimento, nell’ambito delle emissioni in atmosfera ad esempio, dove però qualcosa in più si potrebbe ancora fare. Anche in questo campo la situazione non è univoca, ma varia - conclude - da azienda ad azienda». Fulvio Bonvicini, segretario generale della Uiltec Uil di Modena e Reggio-Emilia, spiega che questo sarà un anno di stagnazione: i dati di Confindustria sono incontrovertibili, c’è stata nel 2019 una frenata e i numeri diffusi da Acimac la confermano, con un aumento della cassa integrazione. Conferma che però, per utilizzare la stessa metafora di Righi, la situazione è “a macchia di leopardo”. Una vertenza aperta qualche mese fa si è conclusa nel peggiore dei modi, quella della ceramica Oscar (ex La Guglia) di Sassuolo, mentre si è ormai saturato il mercato delle grandi lastre, prodotto su cui tanti si sono buttati. «La situazione internazionale giocherà sicuramente nell’anno in corso un ruolo in un settore vocato all’export – conclude – ma ancora il coronavirus non ha fatto sentire effetti, ad esempio nel settore delle materie prime. Ricordo poi che si è aperto il confronto sul rinnovo del contratto nazionale e abbiamo già avuto al riguardo un incontro a Roma con Confindustria Ceramica. Presto dovremmo averne un altro».

I grandi gruppi come Floris, Marazzi, Iris, Atlas Concorde hanno tra l’altro acquisito negli ultimi tempi alcune imprese – si fa notare - e le relative quote di mercato. E visto che quest’ultimo non cresce hanno ora più peso che nel passato. Le aziende più piccole hanno avuto minore capacità di investire e dunque di stare al passo. Le vertenze aperte riguardano infatti aziende “minori”, il cui problema non è tanto quello di sostituire gli impianti, ma di vendere i loro prodotti. Mentre per ciò che riguarda i grandi gruppi, non si attendono contraccolpi. Per ora, coronavirus permettendo. —