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Mirandola. «Dalla Cina forti richieste di dispositivi e kit dialisi utili per curare malati in terapia intensiva»

Gianluca Pedrazzi
Mirandola. «Dalla Cina forti richieste di dispositivi e kit dialisi utili per curare malati in terapia intensiva»

Giuliana Gavioli, top manager della B Braun Avitum di Mirandola che produce strumentazioni nel cuore del distretto biomedicale 

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MIRANDOLA. «Abituiamoci. Il nostro modo di vivere la quotidianità, sul posto di lavoro in azienda o all’esterno da ieri è e sarà diverso. E lo trovo giusto. Regione e Governo hanno fatto tutto quello che dovevano fare. Quello che trovo incomprensibile è la psicosi, l’isterismo, la corsa ai supermercati, quella alle mascherine... Quanto durerà? In Germania focolai concentrati come quelli del Lodigiano sono stati affrontati bene e hanno dato risultati positivi. Oggettivamente, credo che dovremo fare i conti con un’altra settimana di emergenza... Ma sono ottimista. Nessun dramma».

Giuliana Gavioli parla dalla B Braun Avitum Italy, nel cuore della Biomedicale Valley della Bassa. Secondo distretto salute del mondo creato come tante storie emiliane e italiane in un laboratorio sotto casa. Quello di Mario Veronesi a cui la gente della Bassa dovrebbe fare un monumento per l’intuizione avuta che oggi ha creato lavoro, ricchezza, richiamato multinazionali di tutto il mondo che producono strumenti, apparecchiature per ospedali.

Come B Braun che fa parte di un gruppo tedesco da 70mila dipendenti, 6mila 800 miliardi di euro di fatturato con unità produttive e commerciali sparse in tutto il mondo. Cina compresa: Shangai e Pechino.

«Da ieri abbiamo diramato a tutti i nostri 360 dipendenti qui a Mirandola un vademecum per affrontare questa emergenza – spiega Gavioli, top manager dell’azienda guidata dal marito Francesco Benatti e che, alle porte di Mirandola, ha ricavi per 80 milioni esportando il 65% della produzione – Abbiamo stoppato tutti i viaggi all’estero del nostro gruppo di assistenza. Chi si deve spostare per lavoro avrà a disposizione auto aziendali. Niente treni, niente aerei per intenderci. Stop anche agli eventi interni e abbiamo creato un pool di accoglienza. Un punti informazioni per i fornitori e visitatori in azienda , che ricostruisce i loro spostamenti nelle ultime settimane. Compilando moduli. B Braun produce anche disinfettanti, quindi, attenzione ulteriore a superfici e interni. Negli interventi sulle strumentazioni che arrivano dall’esterno... Dagli ospedali italiani e stranieri».

Che indicazioni avete dato ai vostri tecnici di supporto agli ospedali?

«La massima attenzione al vestiario. Già lo facevano prima. Oggi ancora di più... Aggiungo che ci stiamo anche adoperando per aiutare i dipendenti che hanno problemi a casa con i figli dopo la chiusura di asili, scuole...».

Che feedback avete avuto dalla Cina e dalle aree vicine alla Grande Muraglia?

«Una fortissima richiesta di disinfettanti e mascherine che la nostra casa madre in Germania ha provveduto a raccogliere da tutte le sedi e inviare poi a quelle cinesi o dell’area. Sul piano produttivo abbiamo registrato dagli ospedali cinesi una impennata di domande per avere dispositivi e kit per dialisi cronica e acuta, strumentazioni spesso utilizzate in reparti di terapia intensiva. Ad oggi una settantina di richieste. Siamo al lavoro a pieno ritmo per esaudire le loro esigenze. Ma registriamo richieste anche dalle aree vicine alla Cina... È evidente che c’è preoccupazione».

All’orizzonte, avete messo in conto rallentamenti produttivi...?

«Le materie prime non mancano per la produzione in Italia. Ci sono problemi ma piccoli per qualche componente che, a sua volta, ha al suo interno parti prodotte in Cina. Ma non riguardano noi. C’è ottimismo ma, nello stesso tempo, fare previsioni oggi è impossibile». —