Modena. Una terapia intensiva sempre più umana grazie alla musica che arriva in reparto
La collaborazione tra lo staff di Baggiovara e l’istituto Vecchi-Tonelli ha creato una esperienza unica in Italia
«Ma la musica mi fa guarire?». La domanda del paziente trova la risposta, data non solo a lui ma anche a medici e volontarie, nel sorriso che, alla fine dell’intervento musicale, il malato regala a Eleonora ed Elena.
Eleonora Stefanini ed Elena Vergnanini si sono avvicinate al suo letto e hanno improvvisato alcune note con violino e ukulele.
«Utilizziamo un linguaggio paraverbale - ha spiegato Eleonora - basandoci sul qui ed ora».
Hanno instaurato un rapporto empatico con il paziente attraverso il linguaggio universale della musica, cercando di cogliere i messaggi del corpo, per modulare una melodia adatta al suo stato d’animo.
Sono due delle quattro studentesse che si sono formate all’indirizzo musicoterapico al triennio di didattica della musica dell’istutito superiore di studi musicali O.Vecchi-A.Tonelli.
«Anche se ci siamo preparate tramite corsi e simulazioni, non si è mai pronti. Il livello emotivo è sempre alto, ma dobbiamo cercare di contenere le nostre emozioni per mettere in primo piano il benessere del paziente».
In questo consiste la musicoterapia, di cui l’ospedale civile di Baggiovara, con la dottoressa Elisabetta Bertellini (direttrice della struttura complessa di anestesia, rianimazione e terapia intensiva dell’azienda ospedaliera-universitaria) vanta il primato di averla introdotta usufruendo della presenza fisica dei musicisti al fianco del paziente, grazie alla collaborazione dell’istituto Vecchi-Tonelli.
Il progetto “Suoni di Vita” è nato ed è stato portato all’interno del reparto di terapia intensiva nel 2017. Attualmente le sedute vengono proposte una volta a settimana per due ore, con la prospettiva di aumentarne la frequenza con il possibile futuro aumento dei fondi. É ritenuta infatti un fruttuoso ausilio alle terapie, dal momento che stimola gli aspetti sensoriali, relazionali ed emozionali del paziente.
Lo scopo di questo progetto è «l’umanizzazione della terapia intensiva», spiega la dott.ssa Maria Cristina Soccorsi, collaboratrice alla creazione del progetto «per permettere ai pazienti di sopportare l’isolamento causato dalla malattia. Inoltre ci si prende cura non solo del malato ma anche del contesto famigliare e dell’equipe medica». La musica infatti funge anche da ponte tra il medico e i famigliari che così si sentono maggiormente accolti ed emotivamente accompagnati. «Ricordo di una volta quando una signora venuta a trovare il famigliare in ospedale, si era messa a cantare insieme alle musiciste. Noi abbiamo molto apprezzato questa manifestazione di grande apertura», ha raccontato la dottoressa. Considerando le condizioni dei pazienti in cura presso questo reparto, è sorprendente come, dalle parole della dottoressa, sia emersa in maniera particolarmente evidente l’aria di positività che si respira tra i medici all’interno del reparto. Come spiega la dottoressa Soccorsi, «è fondamentale portarla sempre» e in ciò, la musica gioca un ruolo sostanziale.
Ilaria Valdevit
Giorgia Baraldi
