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Nel paradiso botanico della Bassa si studia l’intelletto delle piante

Nel paradiso botanico della Bassa si studia l’intelletto delle piante

Nei 20mila metri quadrati di biodiversità della “Pica” vengono conservati i frutti di una volta, come la mela durella

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SAN FELICE. Studiano “l’intelligenza delle piante” e sono l’unico sito italiano affiliato all’organizzazione internazionale “Foreste per Sempre”.

Oltre 20mila metri quadrati, un paradiso della biodiversità nel nulla inquinato e nebbioso della Bassa Modenese, il Giardino Botanico “La Pica”, cresciuto nelle campagne di San Biagio, in via Imperiale, è un tesoro prezioso e ancora non abbastanza conosciuto, nonostante la molteplicità delle iniziative e la passione di un manipolo di volontari e sognatori della natura, presieduti da Giorgio Cavazza: «L’intelligenza delle piante? Sì - spiega il presidente - qui alla Pica cerchiamo anche di capire come le piante si comportano in risposta alla situazione esterna. Abbiamo anche organizzato il convegno “Il mondo visto da una pianta”, con la neurobiologa dell’università di Modena Laura Arru».

Le piante che si trovano a La Pica sono di tutte le specie, anche di aree geografiche lontane, persino tropicali, ovviamente protette da apposite serre. Ma a colpire sono le aiuole per la conservazione di “frutti antichi”.

«Meli, viti e peri... che al mercato non si trovano più, ma che hanno ataviche caratteristiche di difesa dagli insetti, o per le secrezioni che emettono o per la durezza, come la mela cosiddetta durella».

Quando le persone, specie i bimbi, vengono in visita hanno modo di toccarle con mano. Per realizzare questo orto botanico (ingresso libero, ma se si ritiene gli educatori sono pronti ad accompagnare e a spiegare ai visitatori) ci sono voluti ormai tanti anni.

Patrizia Casari, tra i soci fondatori, è sempre pronta ad organizzare eventi dedicati alla natura, laboratori e visite per i bambini delle scuole, D’altra parte la Pica è convenzionata con i Comuni e si rapporta sistematicamente con i principali organismi pubblici del territorio. «Abbiamo avviato un progetto che coinvolge anche i genitori in un calendario di 8 incontri che consenta esperienze sensoriali, per i primi mesi del 2020», spiega Patrizia, che cita i tanti collaboratori, tra cui la maestra Iana Luppi che si occupa proprio dei bimbi.

E ovviamente in un contesto naturalistico basato sulla biodiversità, anche delle specie arboree, non potevano mancare come misura della qualità del lavoro svolto le api, seguite dal prof Giuseppe Grillenzoni. —