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La Wam dei Marchesini con via dedicata in Cina «A Wuxi siamo tornati a pieno regime da ieri»

Gianluca Pedrazzi
La Wam dei Marchesini con via dedicata in Cina «A Wuxi siamo tornati a pieno regime da ieri»

Vainer, fondatore con il fratello del colosso della Bassa, racconta la ripresa nello stabilimento vicino a Shangai. Gli addetti sono 350 

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CAVEZZO. C’è una strada nell’area industriale di Wuxi che è intitolata a Adriano Marchesini. Forse oltre la Grande Muraglia, Marco Polo a parte, non c’è nient’altro dedicato a un italiano. A questo modenese di Ponte Motta che se ne è andato troppo presto e che il fratello Vainer ricorda con commozione. Andavano in Cina con una valigia piena di idee e un traduttore quando di globalizzazione, del mercato cinese si sapeva ancora nulla o poco.

La Wam, l’azienda che fa ombra alle case di Ponte Motta, è specializzata in coclee, movimentazione, estrazione, dosaggio dei materiali alla rinfusa, intercettazione di materiale in polvere e granuli, miscelazioni. E una decina di anni fa l’amministrazione di Wuxi fece la sorpresa, dedicando al fratello dei fondatori di Wam, la multinazionale tascabile della Bassa, una strada. «Bei ricordi...», dice con un filo di commozione Vainer Marchesini, alla guida di un gruppo presente sui mercati di mezzo mondo e che nello stabilimento cinese di 40mila mq occupa 350 persone. «Sono tornate al lavoro a pieno regime solo ieri - attacca Marchesini (affiancato dal ceo Enrico Storchi) che non perde il sorriso guardando i dati di fine gennaio e febbraio che arrivano sul pc dagli uffici dall’altra parte del mondo - Be’ diciamo che febbraio non è stato particolarmente favorevole».

Humour non English... ma della Bassa. «Da fine gennaio la produzione è stata via via sempre più bloccata. Con solo il 30% delle maestraenze al lavoro ma poi è andata meglio e da ieri siamo praticamente a regime. A pieno organico. Dalla Cina che assorbe il 90% dei prodotti di quella sede, serviamo tutta l’area dell’Estremo Oriente. È un ponte con Vietnam, Thailandia, Corea, Australia. Grazie a questa unità produttiva abbiamo ricavi per 60 milioni di euro. La quarantena di molti dipendenti che tornavano dal Capodanno cinese è stata in parte sopperita con il telelavoro, la tecnologia, le video conferenze. Devo dire che su questo fronte la Cina è molto avanti rispetto noi. E questo è stato un fattore molto positivo anche se il virus ci stava penalizzando. Con l’operatività limitata negli spostamenti».

Wuxi è a tre quarti d’ora di treno veloce da Shangai, dove Wam ha due sedi: direzione generale cinese e commerciale. Complessivamente la multinazionale tascabile di Ponte Motta ha 2400 dipendenti (700 solo nel quartier generale cavezzese), 25 stabilimenti all’estero e 40 filiali commerciali. «Ma operiamo anche a Shangyu con due fabbriche e altrettante joint venture con un partner locale - aggiunge Marchesini - Siamo preoccupati per quanto sta accadendo. Là sono presenti anche cinque nostri dipendenti (uno di Mirandola, tre di Ponte Motta e Cavezzo e uno romano) che, rassicuro tutti, stanno bene. Questo è l’importante». Circa 280 milioni di fatturato consolidato, un export che raggiunge il 90%, un up trend costante negli ultimi anni mediamente dell’8%, Wam nella grande sede di Ponte Motta si è dotata - come tutte le altre aziende modenesi - di un protocollo per difendersi da eventuali rischi di contagio coronavirus. «Sì, chi viene in azienda viene accolto con un modulo in cui deve spiegare gli spostamenti nelle ultime settimane - conclude Storchi - Abbiamo dovuto anche annullare tutte le riunioni di lavoro esterne». «L’ultima a Roma. Li abbiamo sentiti preoccupati al telefono... Chissà che pensano. Che siamo “contagiosi” e allora abbiamo detto noi: “Ci vediamo un’altra volta”», dice Vainer. E giù a ridere. —