Modena. Casa delle donne contro la violenza. «In un anno quasi 400 casi Più accessi dopo le feste»
Intervista alla presidentessa della Casa delle Donne contro la violenza Rosanna Bartolini: «Devono sapere che una possibilità di libertà c’è»
MODENA Rosanna Bartolini, presidentessa della Casa delle Donne Contro la Violenza ci accoglie nel suo rifugio, dove qualsiasi donna vittima di violenza fisica o psicologica può sentirsi ascoltata. Il che non è proprio scontato. Ci si concentra in particolare sul concetto di discriminazione e di autodeterminazione: la prima, ci dicono, spesso si nasconde dietro ad atteggiamenti apparentemente neutri, e a volte è difficile riconoscerla, ma tutti la sperimentano.
E’ importante acquisirne coscienza proprio per decidere autonomamente, secondo il principio di autodeterminazione appunto, di liberarsi. Fanno parte del centro, fondato nel 1991, associazioni femminili e femministe che si prendono cura delle donne sotto tutti i punti di vista: ce n’è una che si occupa di chi ha vissuto da migrante, focalizzandosi principalmente sull’inserimento nel mondo del lavoro (Donne nel Mondo), e poi una che lotta per il riconoscimento di diritti civili e politici a partire dal periodo post-guerra (Unione Donne in Italia), e ancora c’è chi si dedica alla salute riproduttiva (Differenza Maternità). E qui è proprio il caso di dirlo, l’unione fa la forza.
Come funziona? Come si fa a contattarvi?
«Una donna può venire da noi negli orari di apertura oppure può telefonarci per prendere appuntamento secondo le proprie esigenze».
Avete dei programmi specifici, ad esempio per quanto riguarda le donne immigrate, o sulla strada?
«Come associazione combattiamo la violenza su più versanti, abbiamo il Centro Anti-violenza che è il fulcro del nostro lavoro, poi una parte che sostiene in particolare le donne migranti, soprattutto donne sole con bambini. Il focus su questo aspetto nasce dal fatto che nel percorso migratorio si diventa più a rischio di violenza che in altre situazioni. Un altro progetto è Oltre la Strada, incentrato su quelle ragazze che vogliono uscire dalla prostituzione. Innanzitutto hanno bisogno di protezione, sono vittime di tratta, così noi procuriamo loro un appartamento con indirizzo segreto. Poi le aiutiamo a rifarsi una vita, partendo dall’insegnamento della lingua».
Quante donne accogliete e ascoltate in un giorno?
«Il numero è variabile, ma ciò che notiamo è una triste statistica: dopo le feste o le ferie il numero di accessi è più alto. Sicuramente abbiamo almeno una donna al giorno, e l’anno scorso erano 390».
Come si trova il coraggio di uscirne?
«Il fatto di sapere che esistiamo è importante, e nei territori questo non si sa. La presenza dei centri antiviolenza deve essere promossa. Sentirne parlare significa sapere che si può uscirne. Se una donna si rivolge a noi l’anonimato è garantito. Abbiamo fatto campagne di comunicazione con il coordinamento dei centri sul tema di dare l’immagine alle donne di una possibilità di libertà, perché c’è». —
Maria Vittoria Scaglioni
Sofia Simonini
