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Modena, chiusi musei e teatri, a casa più di 120 lavoratori. Sos al governo

Stefano Luppi
Modena, chiusi musei e teatri, a casa più di 120 lavoratori. Sos al governo

La presidente della coop Mediagroup98 Manfredini: «Servono misure concrete per limitare i danni economici»

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MODENA. Dalle “maschere” dei teatri agli addetti alla custodia o alla biglietteria. Sono i 120 lavoratori “a chiamata” della cultura che in provincia di Modena si ritrovano, all’improvviso, disoccupati a causa dell’emergenza Coronavirus e dell’ordinanza regionale che chiude sino al primo marzo i musei, i teatri, i cinema e tutti i luoghi di aggregazione culturale, eccezion fatta per le biblioteche.

Tutti questi addetti, che garantiscono molti servizi per Palazzo dei Musei, Palazzo Margherita, Ago-Fabbriche culturali, ma anche museo Enzo Ferrari e teatri (come “maschere”), lavorano per la cooperativa cooperativa modenese Mediagroup98. Maria Cristina Manfredini, che ne è presidente e direttore creativo, va dritta al sodo: «Premesso che Mediagroup98 è impegnata in un’intensa attività per la tutela della salute dei lavoratori, c’è estrema preoccupazione per l’impatto sull’impresa e sui lavoratori che il Coronavirus rischia di avere nel settore della gestione dei beni culturali, degli eventi, del turismo e del tempo libero».

Manfredini, aggiungendo che le direttive regionali tengono di fatto a casa 120 dei 270 addetti di Mediagroup98, spiega che le attività sospese sul territorio modenese sono legate anche alle attività di laboratorio che toccano il mondo della scuola e dell’università, senza dimenticare gli eventi bloccati da clienti di primaria importanza in programma per marzo e aprile su tutto il territorio nazionale.

«Parliamo di attività di vitale importanza per il bilancio della cooperativa. Pur premettendo l’assoluta priorità della salute - aggiunge la presidente - è necessario che le autorità pubbliche, in primis il governo e a seguire la Regione Emilia Romagna, mettano in campo misure concrete per limitare i danni economici e quelli sul lavoro che questa situazione può creare. Se tutto rientrerà nel giro di due settimane avremo avuto un danno ma andremo avanti, diversamente sarà davvero un enorme problema in termini di occupazione».

L’effetto Coronavirus, seppur in modo diverso, impatta naturalmente anche sui musei e sui centri espositivi dove, però, nonostante la chiusura al pubblico, il personale dipendente continua a lavorare. «Noi abbiamo quasi esclusivamente dipendenti pubblici - ricorda il direttore delle Gallerie Estensi Martina Bagnoli - ma ben capisco il problema lavorativo e gli altri disagi. I nostri uffici continuano a lavorare, abbiamo ovviamente sospeso le attività come la didattica e l’accoglienza delle scuole oltre alla guardiania delle sale, mentre continuiamo con l’organizzazione delle mostre e le altre attività museali».

Alle Gallerie già si pensa alla riapertura: «Quando avverrà, il nostro personale metterà in atto le buone pratiche relative a pulizia e lavaggio delle mani, visto che in questi giorni si faranno i corsi per scongiurare contagi. Invito tutti a restare calmi, io non ho certo la mascherina, e sono più preoccupata per il fronte turistico visto che ora l’Italia è sui giornali del mondo intero. Noi, comunque, abbiamo aggiornato il nostro piano di sicurezza».

Stessa situazione a Carpi, dove la direttrice di Palazzo dei Pio Manuela Rossi ha dovuto chiudere l’intera struttura culturale di piazza Martiri: «Abbiamo già spiegato sul sito i motivi della chiusura del museo civico, di quello della città, dell’archivio storico, del centro informativo, delle mostre nonché del Museo del Deportato di Fondazione Campo Fossoli. Salteremo, credo, anche l’apertura gratuita nella prima domenica del mese. Bloccate anche le attività al pubblico, soprattutto con le scuole. Il personale? I dipendenti lavorano, quelli in appalto esterno no».

Tornando a Modena la situazione è simile per Fmav, Ago e Musei civici dove sono state rinviate per cause di forza maggiore conferenze stampa e aperture di mostre, da Marina Abramovic ai fumetti a Geumhyung Jeong. È proprio quest’ultima la prima mostra a essere stata posticipata in quanto l’inaugurazione era prevista il 29 febbraio: l’artista coreana doveva esporre la sua prima personale italiana, intitolata “Upgrade in Progress”, alla Palazzina dei Giardini.

È stato già rinviato a data da destinarsi anche l’appuntamento, sempre organizzato da Fondazione Modena Arti Visive, con il numero uno degli scavi di Pompei Massimo Osanna.

«Il comportamento delle istituzioni pubbliche è serio e trasparente. Noi abbiamo subito provveduto a chiudere le sale e rinviare le mostre in calendario» spiegano la direttrice dei Civici Francesca Piccinini e il direttore di Fmav Daniele Pitteri. —