Gazzetta di Modena

Modena

Modena. «Oggi vedo i giovani mollare alle prime difficoltà Bisogna crederci sempre»

Francesco Martorella Rajendra Vezzelli
Modena. «Oggi vedo i giovani mollare alle prime difficoltà Bisogna crederci sempre»

Adriana Serra Zanetti, tennista internazionale e ora tecnico e coach, spiega come è cambiato il mondo dello sport e dei ragazzi 

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. «Ho cominciato con una racchetta di legno, lunga e con le palline pesanti. Fu mio padre a consigliarmi di impugnarla e di giocare sia il diritto che il rovescio a due mani e da lì in poi non ho mai smesso».

Oggigiorno gli strumenti come la racchetta di legno e le palline pesanti hanno lasciato il posto a racchette in carbonio e palline depressurizzate, consentendo un più semplice approccio al mondo dello sport. Così come gli strumenti, anche la figura dell’atleta e il significato di cui lo sport si fa portatore stanno cambiando sensibilmente, conseguentemente e coerentemente rispetto ai cambiamenti socio-culturali. Adriana Serra Zanetti ne è la dimostrazione tangibile: una carriera iniziata sull’onda dell’entusiasmo nei primi anni ‘90, nel 1994, a soli 18 anni entra a far parte delle prime 100 giocatrici Wta, fino al numero 38 al mondo (2002) e la partecipazione ai più prestigiosi tornei del mondo, Olimpiadi compree (Atlanta 1996). La sua passione per il tennis l’ha accompagnata anche dopo il suo ritiro, questa volta fuori dal campo nel ruolo di allenatrice e mentore per giovani tennisti nello storico club modenese: il Tennis Modena.

Oggi allena ragazzi appassionati di tennis, cos’è cambiato nell’attitudine dei giovani atleti rispetto a lei e a quelli della sua generazione?

«Prima dello sport è cambiata la società. Con l’avvento dei social network i ragazzi rispetto a qualche anno fa hanno più distrazioni. Stiamo andando in una direzione completamente nuova; ai miei tempi il focus ricadeva essenzialmente nel campo da tennis, la racchetta e la pallina. I giovani di oggi invece tendono a lasciarsi condizionare. Il mio compito però è sempre quello di tirare fuori il meglio da ognuno dei miei ragazzi».

Che ruolo gioca, a parer suo, la pressione? E quanto invece conta la determinazione e la forza di volontà dell’atleta?

«Bisogna stare molto attenti. Oggi, con i social network, ognuno si sente libero di esprimere la propria opinione e ciò avviene in modo sicuramente più diretto e immediato. L’opinione pubblica rivolta allo sportivo di oggi è esponenzialmente cresciuta. Sta all’atleta saper gestire tali pressioni e di riuscire a fidarsi unicamente della considerazione di persone che per lui contano davvero. Dalla mia esperienza personale di allenatrice ho riscontrato nei giovani di oggi la tendenza a mollare alle prime difficoltà e la fatica nel mettersi in discussione».

Che importanza hanno avuto le guide come i suoi allenatori nel corso della sua carriera?

«Le guide sono fondamentali, che si tratti di allenatori, genitori o persone importanti. Io personalmente ho avuto la fortuna di aver avuto tre grandi allenatori durante il mio percorso sportivo, tutti e tre capaci attraverso le loro competenze tecnico-tattiche e la loro empatia, di avermi fatto migliorare molto e immesso grande sicurezza dei miei mezzi. In ogni caso, il sostegno di persone che credano nelle tue qualità è qualcosa di sostanziale per la propria crescita sia dentro che fuori dal campo da tennis».

Scostandoci infine da questo tema, per quanto riguarda la sua carriera, quali sono i suoi ricordi più vividi?

«Il primo, anche cronologicamente, è sicuramente quello di Roma ’94, quando da giovanissima ho raggiunto i quarti di finale partendo dalle qualificazioni e riuscendo così ad entrare a far parte delle migliori 100 giocatrici al mondo, tra l’altro in Italia. Questo ricordo lo porterò sempre molto caro nel mio cuore. Poi ovviamente le Olimpiadi, Atlanta ’96, a soli vent’anni. Rappresentare l’Italia in Fed Cup ed infine, la ciliegina sulla torta di una carriera importante, è stato il quarto di finale agli Australian Open del 2002. Questi sono i momenti che mi accompagneranno per sempre». —

Francesco Martorella

Rajendra Vezzelli