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Coronavirus, i casi modenesi salgono a otto Un morto a Parma

Luca Gardinale
Coronavirus, i casi modenesi salgono a otto Un morto a Parma

Positivi sette parenti e colleghi dell’imprenditore di Carpi Primi pazienti già guariti e dimessi. In regione 47 contagiati

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MODENA Da tre a otto nella nostra provincia, da 26 a 47 in regione. Proprio quando la guerra dell’Emilia Romagna al Coronavirus - con l’ordinanza del presidente Stefano Bonaccini che ha stoppato scuole ed eventi pubblici per tutta la settimana - sembrava aver iniziato a dare i primi risultati, il numero dei casi è raddoppiato. A prenderne atto, ammettendo che si sarebbe aspettato qualcosa di meglio dalla giornata di ieri, è stato Sergio Venturi, ancora per un giorno assessore regionale alla Sanità, prima di passare il testimone a Raffaele Donini. Non è positivo, insomma, il bilancio giornaliero dei contagi da Coronavirus, anche se i casi restano legati al focolaio lodigiano e ai familiari delle persone infette.

Partendo dalla situazione modenese, i contagi, che martedì erano passati da uno a tre, sono diventati otto: oltre all’imprenditore carpigiano di 62 anni ricoverato da domenica al Policlinico, sono state portate al reparto di Malattie infettive sette persone legate a lui. Mentre l’imprenditore è ancora ricoverato a Terapia intensiva, dove è stato trasferito martedì - le sue condizioni sono stazionarie - cinque dei familiari contagiati sono a Malattie infettive (con tosse e febbre, ma le loro condizioni sono buone), mentre gli altri due sono in isolamento a casa, dal momento che i sintomi erano estremamente contenuti. Cinque, dunque, i nuovi contagi rilevati ieri nel modenese: tre donne (di 32, 41 e 49 anni) e due uomini (di 52 e 58 anni). Tutti sono legati alla cerchia dell’imprenditore che si è infettato durante un periodo di lavoro nel lodigiano: gran parte dei nuovi contagiati sono parenti del 62enne, mentre uno è dipendente della Garc, l’azienda edile per la quale l’uomo lavora.

Numeri confermati dall’assessore Venturi durante la sua consueta conferenza per l’aggiornamento della situazione in Emilia Romagna: «Martedì mi ero ringalluzzito rispetto al fatto che erano diminuiti gli incrementi - ha fatto notare l’assessore - ma oggi ci sono anche notizie negative oltre a qualcuna buona. I casi positivi in regione sono saliti a 47, di cui tre si trovano in Terapia intensiva. Abbiamo avuto il primo decesso, un paziente lodigiano che si era presentato a Piacenza e poi è stato spostato all’ospedale di Parma: si tratta di una persona di circa 70 anni con molte patologie pregresse di cuore e polmonari».

Al momento, dunque, oltre metà dei pazienti emiliano-romagnoli (28) sono ricoverati all’ospedale di Piacenza: «Rispetto a martedì sono otto in più - ha detto ancora Venturi - che si sono autopresentati questa notte. Uno, in particolare, viene da Codogno, al centro del focolaio lombardo: ovviamente lo abbiamo preso in carico, ma stiamo segnalando alla Regione Lombardia che c’è qualcosa che non va, perché i pazienti di quell’area dovrebbero andare nell’ospedale locale. Gli altri sette - ha aggiunto l’assessore alla Sanità - si sono presentati in ospedale e hanno una storia di frequentazione della zona rossa lombarda. In ogni caso, la metà sono in isolamento a casa, dal momento che le loro condizioni sono buone e i sintomi quasi assenti».

Quindi, dopo aver aggiornato i dati modenesi, facendo notare che anche a Parma i contagi sono otto, il titolare della Sanità in viale Aldo Moro è passato alle notizie positive: «Abbiamo avuto i primi due pazienti dimessi - ha spiegato - entrambi di Piacenza. Allo stesso tempo, fa piacere sapere che una mamma con il virus ha partorito senza problemi, il piccolo sta bene ed è risultato negativo ai test». Tra gli argomenti affrontati dall’assessore, anche il da farsi in casi di positività al tampone, ma senza sintomi particolari: «L’indicazione - ha detto Venturi - è quella di mantenere tali persone al loro domicilio. Per chi ha problemi a stare a casa, invece, c’è la struttura Rems di Reggio Emilia, che ha 30 letti singoli ed è pronta». Dopo aver fatto notare che ci sono indagini in corso sui tre casi riminesi, strettamente legati al focolaio lombardo, l’assessore ha ricordato che «meno del 10% dei pazienti è ricoverato in Terapia intensiva, mentre gli altri sono a Malattie infettive e in qualche caso nel proprio domicilio».

A chi gli chiedeva se fosse opportuno istituire una “zona rossa” in regione, Venturi ha replicato con fermezza: «Oggi non c’è alcuna ragione per istituire in Emilia Romagna zone dai colori particolarmente vivaci». —