Gazzetta di Modena

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“PRATICONE” PATTEGGIA UN ANNO 

Circonciso e morto: pena lieve dovuta alle tradizioni culturali

Ambra Prati
Circonciso e morto: pena lieve dovuta alle tradizioni culturali

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Si è conclusa con tre sentenze di patteggiamento, tutte sospese e di lieve entità, la vicenda giudiziaria del bimbo ghanese di tre mesi mortoa Reggio dopo una circoncisione clandestina, in centro storico in città e portato al Santa Maria Nuova in condizioni disperate. Il “santone” 40enne - un immigrato africano residnete a Modena - per aver praticato la circoncisione ha patteggiato un anno e 11 mesi di reclusione e 7.500 euro di multa per il reato di omicidio colposo aggravato dall’esercizio abusivo della professione sanitaria. Alla madre un anno e 6 mesi per il reato (in concorso con il primo) di omicidio colposo aggravato; al padre un anno e 13 giorni per omissione di soccorso (per aver atteso troppo prima di portare il figlio in ospedale). Tutti liberi, dunque, con la differenza i genitori risulteranno incensurati. Ed è stata riconosciuta l’esimente culturale. «È la prima volta, in anni da giudice, che mi capita di applicarla», ha commentato dopo la lettura della motivazione il Gip Andrea Rat.

LA STORIA

La tragedia, che ha fatto molto clamore, risale al novembre 2018: la morte del bimbo ha un dibattito sulla pratica della circoncisione fai-da-te. In un primo tempo la vicenda ha sollevato dei dubbi perché la madre (l’unica presente nell’abitazione, il padre era al lavoro), ha raccontato che il circoncisore era arrivato con i suoi ferri, si era fatto portare il neonato in bagno e si era chiuso dentro, senza permettere a nessuno di assistere. Da parte sua il “santone” ha negato con forza l’etichetta di “medicine man”, respingendo qualsiasi connotazione religiosa: l’uomo - un operaio ghanese 40enne residente a Modena con moglie e figli - ha ribadito di essere solo una persona pratica di questi interventi per esperienza personale e di essere andato in quella casa su espressa richiesta della madre. Una “prestazione” da 250 euro. Per questo motivo, il 9 luglio 2019 alla chiusura delle indagini preliminari, il pm Iacopo Berardi ha ipotizzato nei confronti del praticone una accusa pesante (omicidio colposo aggravato dalla commissione di un altro reato) che avrebbe potuto costare all’indagato 15 anni di prigione. L’operaio ha mostrato un atteggiamento collaborativo, consegnando di sua spontanea volontà i ferri durante la perquisizione domiciliare effettuata la notte stessa del decesso. Nella seduta di ieri il 40enne, co-difeso dagli avvocati Daniela Goldoni e Riccardo Gatti di Modena, ha fornito dichiarazioni spontanee ammissorie, mentre i genitori lo hanno osservato con astio.

ESIMENTE CULTURALE

«Il giudice ha riconosciuto esclusivamente ai miei assistiti l’esimente culturale, una casistica rarissima in giurisprudenza: a causa del basso livello culturale, padre e madre non erano in grado di capire il rischio al quale andavano incontro - ha commentato l’avvocato Caldarola - Processualmente i genitori hanno avuto una condotta esemplare. Moralmente si sentono vittime del “doctor”, la rabbia è ancora viva; in realtà credo siano vittime di un retaggio storico-culturale».

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