Economia modenese. L’agriturismo piange e l’agroalimentare è sotto speculazione
Dopo l'espolosione del caso Coronavirus Letteralmente crollate le prenotazioni per le feste pasquali Biondi del Consorzio Lambrusco: «Immagine da tutelare»
Come uno tsunami. Che arriva, semina il panico. Rischia di portarsi via il meglio delle bontà della Via Emilia. Più che il coronavirus l’emergenza adesso si chiama contagio psicosi. Paura. Speculazione. «Ci sono interi settori della nostra economia regionale che rischiano un pesante ridimensionamento a causa dell’emergenza sanitaria in corso e delle pur giuste iniziative assunte dalle autorità per contrasrare il virus Covid 19. In soldoni e in numeri abbiamo calcolato circa 10mila posti di lavoro a rischio nelle nostre cooperative sociali, culturali, dello spettacolo, logistica, trasporto merci e persone, facility manager, ristorazione e agroalimentare.Parliamo di oltre il 10% dei nostri lavoratori - attacca Francesco Milza, presidente di Confcooperative Emilia Romagna - Pur nel rispetto della salute pubblica riteniamo che occorra ripristinare quanto prima il normale andamento delle attività economiche, tornando a dare messaggi rassicuranti sia ai nostri cittadini che all’estero».
«Serve un’azione forte del Governo affinché tuteli il nostro sistema agroalimentare scongiurando azioni speculative che potrebbero ostacolare l’export delle nostre produzioni di eccellenza, come l’assurda richiesta di ulteriori certificazioni per la tracciabilità e sicurezza dei nostri prodotti», denuncia Milza che fa riferimento al terremoto 2012. Eccola qua la parola chiave: terremoto. Perché gli effetti di questo benedetto virus sono quelli di un terremoto.
I numeri? Le esportazioni del made in Italy e dell’agroalimentare nella sola Cina a gennaio sono crollate dell’11,9% sotto il peso del freno dei consumi nel gigante asiatico ma anche dei flussi commerciali per i limiti posti al trasporto di persone e merci. Una situazione, sottolinea Coldiretti, che coinvolge direttamente l’agroalimentare e dopo che le esportazioni di cibi e bevande in Cina avevano fatto segnare il record storico nel 2019 di 460 milioni di euro (+5%).
aGRITURISMO KO
1.170 le aziende agrituristiche . di cui 76 con agricampeggio, 10.000 posti letto disponibili e 4 milioni e mezzo di pasti somministrati nell'anno: sono i numeri dell'agriturismo targato ER che adesso rischia di non reggere l'urto del coronavirus. Azzerate le prenotazioni per Pasqua, (154mila in un anno)con una percentuale di stranieri in tendenziale crescita sul 24%. «Non stiamo parlando di “pioggia di disdette”, ma di un totale annullamento delle prenotazioni in agriturismo per le vacanze di Pasqua da parte di clienti italiani e stranieri. È evidente che le strutture della regione non possono andare avanti senza aiuti e sostegno», dice a chiare lettere Gianpietro Bisagni, presidente degli Agriturismi associati a Confagricoltura Emilia Romagna, in rappresentanza del 50% circa delle strutture presenti sul territorio.
IL CONTO SALATO DEL VINO
A pagare un conto salato è il vino, il prodotto tricolore più esportato (140 milioni di euro), ma difficoltà ci sono anche per le vendite di frutta e verdura fresca, aumentate appena dodici mesi fa del 25%. A preoccupare sono le speculazioni sui prodotti agroalimentari italiani in alcuni Paesi, dove vengono chieste senza ragione certificazioni sanitarie su frutta e verdura dall’Italia. «Siamo passati indenni attraverso il protezionismo americano di Trump. Abbiamo superato gli effetti della Brexit... Il coronavirus, invece, è un nemico indecifabrile, dove la paura e le speculazioni possono fare più danni del virus - spiega Claudio Biondi presidente dei Consorzi dei Lambruschi Doc Modenesi - Il Pro Vine di Dusseldorf è dietro l’angolo. Marzo è qui che arriva, mi attendo defezioni tra i nostri produttori o qualche ostacolo da superare. VinItaly è in aprile. C’è tempo. Ma occorre tutelare immagine, prestigio del nostro vino. Dei produttori. della nostra economia. Il 40% del lambrusco finisce sui mercati stranieri. Usa, Nord America, Messico, Inghilterra e anche Russia sono i nostro maggiori clienti, ma quello che sta accadendo può aprire crepe... Parliamo di un settore che vale 600 milioni di euro, tra noi e il Consorzio Tutela dei Vini Reggiani produciamo un milione 200mila quintali di vino e nel Modenese ci sono 8mila ettari a vigneto». Che l’ubriacatura di psicosi e speculazioni rischiano di mettere in ginocchio. —

