I pochi turisti “superstiti” a Modena: «Ci faranno tornare in Usa? Questa è la nostra paura»
Da domenica i locali pubblici hanno visto calare i clienti e fioccano le disdette La fuga di un israeliano dall’Hotel Cervetta: «Temeva di restare bloccato»
MODENA. Il turismo in centro a Modena al tempo del coronavirus? «Nel week end abbiamo ospitato inglesi, americani, spagnoli. Anzi, per quanto ci riguarda – puntualizza Lorenzo Bonetti del bar pasticceria Cathedrali – fino a lunedì l’affluenza è stata buona. Poi calma piatta». Un paio d’ore più tardi sarà proprio lì, al civico 14 di corso Duomo, che troveremo gli unici quattro turisti superstiti. Vengono dal New Jersey e devono rientrare a breve negli Stati Uniti. «Noi siamo tranquilli – sostiene John mentre allunga l’amuchina in gel (lo sa che vale più dell’oro?) alla serafica signora alla sua sinistra – L’unica nostra preoccupazione è proprio il ritorno in patria. Speriamo che non ci tengano segregati in casa per quindici giorni». Sorride John.
In apparenza per nulla turbato dall’ipotetica quarantena. Mastica un discreto italiano e subito si fa portavoce della minuscola comitiva. Due uomini, due donne. «Il nostro viaggio in Italia è partito da Venezia, magnifica città ci siamo rimasti male... sì, per il mancato carnevale. Non c’è un po’ troppo allarmismo?». Forse sì, John. E non siamo noi a dirlo. Avete presente il refrain più gettonato dalla politica? «Chiediamo di abbassare i toni». Ecco, lontano dal consueto contesto, è tutto fuorché una frase fatta. Suona piuttosto come un grido di aiuto a più voci. Che rimbalza da un albergo all’altro del centro storico, spalanca le porte dei ristoranti e ritorna come una eco.
«Sapete perché vengo a mangiare qui, nella mia osteria? Per fare numero». E già questo impressiona. Da quando in qua Mauro Rossi, cui fanno capo (oltre appunto all’Osteria Rossi) la pasticceria Remondini in Piazza Roma, l’omonima gelateria nonché la caffetteria del teatro Storchi – «L’abbiamo inaugurata il 21 gennaio e ora il teatro è chiuso» – ha bisogno di fare numero? Da domenica 23 febbraio. «Domenica sera non si è vista anima viva. La gente si è fiondata nei centri commerciali. Lunedì è andata meglio. Il che suona ridicolo: tre coperti su cinquanta. Martedì ben dieci. Una settimana così possiamo reggerla. Ma se continua ad oltranza che cosa mi invento? Seguo l’esempio di altri ristoranti e chiudo per ferie? Licenzio tutti?». Mauro condivide il desco con Alice. Il cui cognome è assai noto tra gli estimatori dei Luna Park. Degl’Innocenti: alias una grande famiglia di giostrai. E qui apriamo una parentesi. «I Luna Park sono stati obbligati a smantellare tutto». Chiusa parentesi. Ma sarebbero numerose le parole da aggiungere. Perché se è vero che non sono poche le persone spaventate dal coronavirus, è altrettanto vero che ancor più spiazzante appare l’incongruenza di alcune misure estreme. «Mi sfugge la logica di tenere aperti i supermercati per poi sospendere il mercato settimanale di Carpi», chiosa di Rossi sul filo del congedo.
«Ieri sera un cliente israeliano ha fatto i bagagli ed è partito. Temeva di non riuscire a rientrare nel proprio paese. Non abbiamo paura del coronavirus in sé – spiega Stefania Lugli, titolare dell’Hotel Cervetta – siamo allarmati dalle conseguenze sull’economia. L’anno è iniziato bene. Le prenotazioni coprivano tutto marzo. A partire da domenica mattina... beh, una disdetta dietro l’altra. Noi lavoriamo molto anche grazie ai meeting organizzati dalle aziende. Meeting annullati. Ma non siamo gli unici in queste condizioni. Gli albergatori di Modena e provincia sono infatti tutti sulla stessa barca. L’altro giorno ci siamo trovati in Confcommercio. Insieme stiamo valutando una strategia comune. Di fatto patiamo le medesime sofferenze di una zona rossa. Ma, non essendo in una zona rossa, rischiamo di non poter contare su eventuali agevolazioni».
Del repentino fuggi fuggi è testimone anche Terry, in pista al Bar Pavarotti (bar ad un tiro di schioppo dal Duomo) nel primissimo mattino. «Se c’è stato un calo? Alla grande. I clienti più affezionati tornano sempre, ma in questi giorni di turisti neppure l’ombra», racconta lei alle prese con un cappuccino. Un cappuccino indirizzato a mo’ di piccola consolazione a Giulia Barbieri. Tra pochi minuti Giulia aprirà i battenti della propria libreria, il Sagittario. «Confido nei miei soliti clienti», dice mesta. Saluta e se ne va. —

