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«Ma noi le mascherine le acquistiamo in Cina No al blocco dell’export»

daniele dei
«Ma noi le mascherine le acquistiamo in Cina No al blocco dell’export»

Le aziende che producono dispositivi di protezione individuale non condividono la proposta dei governatori del Nord 

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IL CASO

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«Blocco delle esportazioni del materiale prodotto da aziende italiane nel campo dei dispositivi di protezione individuale e la sua requisizione». La proposta del presidente della Regione Stefano Bonaccini, d’intesa con i colleghi di Lombardia e Veneto, ha un peso politico. Ma quali sono i risvolti pratici?

Dati di Unioncamere spiegano che in regione, per il codice Ateco relativo al comparto, ci sono 282 produttori (di cui 72 in provincia di Modena) e 381 commercianti all’ingrosso (di cui 52 in provincia). Ma, seppure le aziende del settore siano molte, la produzione delle ormai famose “mascherine” è tuttora concentrata nei Paesi asiatici, a cui anche le imprese emiliane, e italiane in generale, si affidano da anni.

A confermarlo la Maho Healthcare di San Felice Sul Panaro: «Già dalle prime avvisaglie avevamo acquistato una leggera scorta dai nostri fornitori in Cina, Malesia e Indonesia – commenta il titolare Stefano Ghiselli – . Lavoriamo a stretto contatto con loro e con i nostri clienti che per il 60% sono rappresentati da case di riposo e strutture sanitarie. Avendo con queste strutture contratti firmati anche fino al 2021, dobbiamo garantire consegne in tempi brevissimi. Al momento lavoriamo sereni ma stiamo galleggiando con l’acqua sotto al mento. Le strutture pubbliche, che non serviamo, ci hanno chiesto forniture. Essendo agli sgoccioli, adesso diciamo loro di no per tutelare i clienti che hanno accordi pregressi con noi». Cosa pensa dell’affermazione di Bonaccini? «Se blocchiamo le esportazioni sarà ancora peggio – risponde Ghiselli – quello che viene fatto in Italia è di alta qualità e specifico, prodotti che il mercato italiano può assorbire solo in minima parte. Teniamo poi conto del fatto che in Italia i tempi di pagamento sono più lunghi che altrove. Prevedo che, in questa situazione, tempo cinque mesi e arriveranno tempi bui per la distribuzione di Dpi».

A Viadana, nel mantovano, la Deltamed produce dispositivi di protezione individuale: «Nonostante il 90% di tutto ciò che facciamo venga realizzato qui – spiega il responsabile commerciale Andrea Delù – il discorso non vale per le mascherine, che arrivano dalla Cina. Gli ospedali che forniamo in appalto hanno aumentato le loro richieste a dismisura: ci hanno chiesto in un mese il fabbisogno abituale di protezioni di un anno. Ci siamo attivati per rispondere a una necessità straordinaria lavorando dalle 6 alle 22 e anche il sabato. In Italia conosco al massimo due piccoli produttori di mascherine, in Toscana, ma che non sono mai stati concorrenziali perché i costi di realizzazione rispetto alla Cina sono altissimi».

Quindi, la proposta Bonaccini ha delle basi concrete o no? «Come Regione non abbiamo un elenco di aziende: il presidente ha fatto un appello. È un atto di indirizzo» risponde un portavoce della giunta emiliano romagnola. «Non possiamo correre il rischio di rimanere senza mascherine, tute, guanti e cuffie – aveva detto Bonaccini - soprattutto nelle Regioni più colpite. È materiale che serve agli operatori sanitari, che stanno facendo un lavoro straordinario».

«Anche le aziende cominciano ad avere difficoltà a reperire le mascherine e bene ha fatto il governatore a chiedere uno stop alle esportazioni – ha commentato Pietro Ferrari, presidente di Confindustria Emilia Romagna – so che anche in questi giorni le mascherine prodotte in Emilia Romagna sono partite per l’estero, anche per la Cina. Erano ordini fatti magari diversi giorni fa che andavano evasi». —