Modena. Processi a numero chiuso In Tribunale spunta la saletta anticontagio
il caso
carlo gregori
Da ieri restrizioni consistenti anche in Tribunale. La giustizia modenese, già lenta, ora rallenta. La decisione è stata presa dal presidente giudice Pasquale Liccardo in accordo con l’Ordine degli avvocati e anche quello dei dottori commercialisti. L’intento è di non sospendere le attività giudiziarie. Secondo la disposizione comunicata in forma scritta, l’ordinanza prevede che nelle stanze e quindi nelle aule di udienza non restino più di dieci persone. Già ieri questa decisione ha comportato però affollamento nei corridoio e persino nelle salette per i testimoni dove si trovavano affollate ben più di dieci persone. In questo modo l’effetto di isolamento parziale per evitare i contatti e quindi trasmissioni virali è stato in parte reso nullo.
Tutte le altre funzioni sono state regolate in base la principio del minor contatto possibile tra pubblico e personale del Palazzo di Giustizia. Le operazioni di cancelleria sono state infatti ridotte per questi giorni a trasmissioni telematiche (posta elettronica via Pec). In ogni caso, quando non è possibile evitare la fila, è previsto che si stia a un metro e mezzo di distanza. Vuoi per la novità dell’ordinanza vuoi per l’impossibilità di eseguirla in certi spazi angusti del Tribunale, ieri questa disposizione sulle distanze igieniche non è stata quasi mai rispettata.
Spiega un consulente tecnico informatico all’ingresso di via Gherarda: «Sono qui da questa mattina per due udienze e preferisco restare fuori in strada per non affollare ulteriormente le salette di attesa riducendo così le precauzioni. Meglio all’aperto».
«Mi pare una follia – commenta l’avvocato Lorenzo Muracchini – sono disposizioni eccessive. Non si può accedere alle cancellerie per sapere a che punto è un procedimento o per depositare un atto».
«In una situazione di criticità come quella che stiamo vivendo i nodi vengono al pettine e quindi l’inadeguatezza degli uffici giudiziari in questi giorni è più evidente che mai». —

