«Voglio giustizia per mio figlio Chi lo ha ucciso deve pagare»
Lo sfogo di Enrica Daolio, mamma di Fabio Bassoli, lo chef assassinato in Francia quattro anni fa
«Voglio che il mio Fabio non sia dimenticato. E mi auguro che il giudice fissi presto la data del processo. Ci sono persone che aspettano giustizia da troppo tempo. Noi ci auguriamo che sia presto che i colpevoli possano essere puniti. La mia fede mi aiuta ad andare avanti».
Sono trascorsi più di quattro anni dall’assassinio di Fabio Bassoli, lo chef che aveva studiato al Nazareno, ucciso ad Aubenas, paese di circa 13mila abitanti nel dipartimento dell’Ardéche, in Francia. Ma il ricordo di Fabio non si è presto cancellato: la madre Enrica Daolio insieme al marito sta lottando con tutte le sue forze perché sia fatta giustizia. E, al tempo stesso, ha deciso di fare un voto molto importante di solidarietà verso le persone bisognose, tramite il suo impegno nell’Unitalsi, con cui si è creato un legame particolare.
«Il 2 marzo Fabio compie gli anni. Il tempo va avanti, ma per me lui ne compie sempre 31 - dice Enrica - Ho partecipato alla messa dell’ammalato che coincideva con la funzione dedicata alle vittime delle foibe. In quell’occasione ho potuto osservare tanti militari che si dedicavano agli ammalati. Quando li ho visti ho pensato al mio Fabio. E ho voglia di giustizia. Dopo quattro anni e mezzo da quella terribile data, il 3 ottobre del 2015, la voglia di giustizia è ancora tanta. E ci sentiamo dimenticati, mentre chi è stato accusato della morte di mio figlio continua a ricevere assistenza. Dopo un anno e mezzo sono stati arrestati due algerini. Erano andati sotto a casa sua per rubargli il furgone che lui utilizzava per lo street food. Noi siamo convinti che, in quel momento maledetto, ci fosse anche una terza persona, perché il mio Fabio si era difeso dagli altri due. Ma i due algerini non parlano». Nel luglio dello scorso anno la famiglia Bassoli ha ricevuto un’ulteriore pugnalata. «Uno dei due accusati è stato messo in semilibertà - continua Enrica - Il processo si è fermato e il giudice deve decidere la data. In questo momento difficile quello che mi dà forza e mi spinge ad andare avanti è la mia fede. Voglio continuare ad avere fiducia. E non so cosa dire di più, se non: ricordiamoci di Fabio. Io la mia vita la dedico agli ammalati, perché in loro vedo mio figlio. Presto partiremo con l’Unitalsi per i pellegrinaggi. Grazie a tutte le sorelle e a tutti i barellieri, oltre che alle dame, tra le quali un ringraziamento particolare va a Paola Fornaciari Radighieri Ivana Sica che mi hanno aiutata e supportata nei primi momenti all’interno di un’associazione come l’Unitalsi, percorso che ancora oggi facciamo insieme alle tante sorelle dame unitalsiane».
«Mi auguro che il giudice fissi presto la data del processo per il mio ragazzo, morto da solo» conclude la mamma di Fabio. —
