Coronavirus, scuole chiuse altri 8 giorni Contagi: 4 i morti in regione. A Modena 22 casi, un altro ricoverato in terapia intensiva e un contagiato isolato a Villa Rosa
Il contagio, nelle tre regioni padane, ha un'evoluzione ancora troppo veloce e l'Organizzazione mondiale della sanità ha alzato il livello di rischio globale.
MODENA: UN SECONDO CASO IN TERAPIA INTENSIVA
Sono 22 i modenesi contagiati dal Coronavirus. Di questi ora sono due le persone in terapia intensiva. All'imprenditore di Carpi, primo ricoverato da oggi si è affiancato un 59enne di Castelnuovo, affetto anche da altri problemi di salute. Quanto alla situazione degli altri ricoverati: 4 si trovano ancora nel reparto di malattie infettive 1 in isolamento a Villa Rosa e gli altri tutti a casa.
MODENA: UN CASO DI CONTAGIO ANCHE A VILLA ROSA, UNA PERSONA CHE PROVIENE DA CODOGNO
È stato confermato un caso relativo a una persona, proveniente dalla zona di Codogno, che frequenta la struttura. La persona è in buone condizioni di salute ed è stata subito collocata in isolamento.
Su indicazione e in costante collaborazione con il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Azienda USL di Modena, la Direzione sanitaria della struttura ha deciso di sospendere, a titolo precauzionale, tutta l’attività diagnostica, compresa quella già programmata e di prendere i necessari provvedimenti a tutela del personale, degli ospiti e dei frequentatori. Saranno dunque sospese le visite da parte dei frequentatori esterni e dei famigliari degli ospiti, ai quali continuerà ad essere garantita la migliore assistenza, mentre a una parte dell’area residenziale saranno applicate misure di isolamento, sempre a titolo precauzionale.
La Direzione sanitaria conferma che sono state adottate tutte le misure necessarie per cautelare sia i nostri ospiti, sia i professionisti, sia i cittadini ed è in corso, come da protocollo, l’individuazione di tutti i contatti stretti del caso confermato, compresi quelli all’interno della struttura.
MUSEI: SI RIAPRE. MA E' UN REBUS PER TEATRI CINEMA
Dalla prossima settimana in Emilia-Romagna riapriranno i musei, a patto che si rispetti una distanza minima di sicurezza tra i visitatori. È ancora in discussione, invece, il destino di teatri e cinema: «Abbiamo chiesto al Governo di valutare l'apertura in base a indici quantitativi, così come previsto per altre strutture», ha spiegato l'assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini. La risposta da Roma è attesa «in serata o domani mattina». Nel dcpm del Governo, invece, è previsto lo stop a tutti gli eventi e competizioni sportive fino all'8 marzo, a meno che non siano a porte chiuse. I primi dettagli dei provvedimenti allo studio dell'esecutivo sono stati rivelati da Donini durante un punto stampa a Bologna. L'apertura dei musei, ha spiegato l'assessore, sarà consentita «salva la possibilità di adottare misure organizzative di gestione del flusso, tali da consentire un accesso nel rispetto della distanza 'droplet'». Ovvero, quella oltre la quale il contagio da goccioline di saliva non è possibile. Quanto agli eventi culturali, «l'interlocuzione è ancora in corso», ha concluso Donini.
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AGGIORNAMENTO DELLE 17: I MORTI SALGONO A 4
Ci sono altri due decessi in Emilia-Romagna tra le persone positive al coronavirus. Si tratta di una donna di 81 anni, residente in provincia di Parma, ed e' il primo caso di persona residente in regione. Il secondo e' invece un uomo di 83 anni, originario della Lombardia, morto a Piacenza dove era ricoverato in ospedale. In tutto quindi i decessi in Emilia-Romagna sono ad oggi quattro, di cui tre riguardano persone non residenti in regione.
Salgono a 217 i casi di positività al Coronavirus in Emilia-Romagna sulla base di oltre 1.500 test effettuati. Si tratta di 138 casi a Piacenza, 35 a Parma, 22 a Modena, 15 a Rimini, 4 a Reggio Emilia, 2 a Bologna, 1 a Ravenna.
La maggioranza delle persone continua a presentare sintomi modesti e più della metà - 116 - sta seguendo il previsto periodo di isolamento a casa, senza bisogno di ricovero in ospedale. Sono 19 i pazienti asintomatici. I ricoverati - secondo l'aggiornamento di oggi alle ore 16 - sono 86, cui vanno aggiunti 11 pazienti in terapia intensiva. Altri 2 i decessi che portano a 4 il numero totale. Si tratta di pazienti ultraottantenni. I decessi sono avvenuti nell'ospedale di Parma e in quello di Piacenza.
A Parma si tratta di una signora di 81 anni e a Piacenza di un paziente lombardo di 83 anni. Rispetto a stamattina, quando i casi positivi erano 189, ci sono dunque 28 casi in più, di cui 19 a Piacenza, 3 a Modena, 6 a Rimini. Resta invariata la situazione a Parma, Bologna, Ravenna, Reggio Emilia. Va sempre tenuto presente che questi dati si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi.
AGGIORNAMENTO ORE 14,45: NIDI, ASILI, SCUOLE, UNIVERSITA' CHIUSE PER ALTRI 8 GIORNI
Scuole chiuse in Emilia Romagna anche per la prossima settimana .Lo conferma su Fb il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini."E’ in corso la videoconferenza delle Regioni con il Presidente del Consiglio. Sulla base del parere del Comitato Tecnico Scientifico nazionale, resta confermata la chiusura dei nidi, dell’attività scolastica e delle Università anche per la prossima settimana per le tre Regioni più colpite: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. - ha spiegato - Il Comitato Tecnico Scientifico e il Governo ritengono inoltre di dover aggiornare settimanalmente tale previsione sulla base dell’andamento della situazione epidemiologica. Fermi restando i divieti per tutte le attività che determinano significativi assembramenti di persone, si sta valutando la possibilità per le attività culturali e di spettacolo di un accesso limitato e disciplinato, tale da salvaguardare le condizioni di sicurezza sanitaria delle persone.
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Ci eravamo prefissi di rimetterci prima alle valutazioni del Comitato Tecnico Scientifico - che oltre all’Istituto superiore di sanità è stato potenziato con l’interessamento dei presidenti delle Società scientifiche competenti per materia sul Coronavirus -, così come di attendere l’indicazione del Governo che garantisse una omogeneità degli interventi. Riteniamo però di dover già ora dare questa prima comunicazione per dare modo alle famiglie di potersi organizzare in vista dei prossimi giorni.
Al termine dell’incontro con il Governo, riuniremo l’Unità di crisi regionale per definire tutti gli aspetti del provvedimento del Governo e di quelli eventualmente da adottare in sede locale".
AGGIORNAMENTO CASI EMILIA ROMAGNA ORE 13 SABATO 29 FEBBRAIO
Salgono a 189 i casi di positività al Coronavirus in Emilia-Romagna sulla base di 1.434 test effettuati (erano 1.277 ieri pomeriggio).
In sintesi, 119 sono i casi positivi rilevati a Piacenza, 35 a Parma, 19 a Modena, 9 a Rimini, 4 a Reggio Emilia, 2 a Bologna, 1 a Ravenna.
La maggioranza delle persone positive continua a presentare sintomi modesti come un leggero rialzo della temperatura e più della metà – per l’esattezza97 – sta seguendo il previsto periodo di isolamento a casa, senza bisogno di ricovero in ospedale. Sono 12 i pazienti asintomatici.
I ricoverati sono 79 cui vanno aggiunti 10 pazienti in terapia intensiva. Restano per fortuna 2 i casi di decesso.
Rispetto a ieri pomeriggio, quando i casi positivi erano 145, ci sono dunque 44 casi in più, di cui 30 a Piacenza, 8 a Parma, 3 a Reggio Emilia, 1 a Modena, mente resta invariata la situazione a Ravenna e Rimini. Per la prima volta si registrano 2 casi di positività a Bologna. Va sempre tenuto presente che questi dati provinciali si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi.
Sempre nella giornata odierna si è insediata ed è operativa l’Unità di crisi regionale sul Covid-19 che agisce in costante contatto con il Comitato operativo nazionale ed è composta dal presidente Stefano Bonaccini, che la presiede, dal Prefetto di Bologna (o un suo delegato), dall’assessore alle politiche per la Salute, Raffaele Donini, dall’assessore alla Protezione Civile, Irene Priolo, dal Direttore generale cura della persona, salute e welfare e da quello dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, nonché da un rappresentante di Anci e Upi Emilia-Romagna.
Da oggi sono in vigore i nuovi orari del numero verde della Regione per informazioni sanitarie. Si può pertanto telefonare allo 800.033.033 7 giorni su 7, dalle 08.30 alle 18.
Come di consueto, un ulteriore aggiornamento da parte della Regione è previsto nel tardo pomeriggio.
SCUOLE L'ANNUNCIO SU CHIUSURA O NON CHIUSURA SLITTA AL POMERIGGIO
Si allungano i tempi per l'annuncio della decisione sull'apertura o proroga della chiusura delle scuole. La riunione Governo regione che si sarebbe dovuta tenere in mattinata, in teleconferenza, è slittata al primo pomeriggio di conseguenza slitta anche la decisione definitiva sulle scuole
SCUOLE APERTE O CHIUSE?. REGIONI DIVISE, SCIENZIATI SPINGONO PER ALTRI 7 GIORNI DI STOP
Questa mattina il consiglio dei ministri, dopo l'ultima consultazione con il comitato scientifico dei medici, darà le direttive sulla riapertura o proroga della chiusura per le scuole nelle regioni colpite dal virus.
Le indiscrezioni, aggiornate a ieri sera, parlano di scienziati convinti che un'altra settimana di stop favorirebbe la fase si regressione dei contagi.
Quindi oggi il governo, proprio su ispirazione del comitato scientifico e dopo lunga discussione con le sette regioni interessate, nel nuovo decreto sociale sul coronavirus indicherà questo: in Lombardia, Veneto ed Emila Romagna, dove è in cura il 93 per cento dei positivi degli 821 totali del Paese, le scuole resteranno chiuse per altri otto giorni. Da oggi a sabato prossimo. Il contagio, nelle tre regioni padane, ha un'evoluzione ancora troppo veloce e l'Organizzazione mondiale della sanità ha alzato il livello di rischio globale.
Le regioni erano divise sul da farsi anche se chiedono una linea comune.
Il Veneto vorrebbe riaprire già da lunedì, come ha ribadito più volte Zaia che oggi si è scusato con la comunità cinese sostenendo che le sue parole nel corso di un'intervista - «li abbiamo visti tutti i video con persone che mangiano topi vivi» - sono state fraintese e strumentalizzate.
La Lombardia, invece, ha chiesto un'altra settimana di stop. È possibile dunque che si arriverà ad un provvedimento ad hoc per le due regioni e ad un altro con le le linee generali per tutte le altre. Che in alcuni casi - come a Palermo e nel Trentino Alto Adige - hanno già deciso la riapertura delle scuole.
L'Emilia Romagna spinge per un ritorno alla riapertura, fondamentale per quel ritorno alla normalità auspicato dal presidente della Regione Bonaccini, ma al tempo stesso si dice pronta ad accettare decisione degli scienziati purchè univoca per tutti. E occorre tenere conto del numero di contagi presenti in regione.
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I CONTAGI
Ed è la situazione sul territorio ad imporre scelte differenti. Perche i numeri dicono che su 821 ammalati (la metà in isolamento domiciliare, 345 in ospedale con sintomi e 64 in terapia intensiva), ben 474 sono in Lombardia, dove ci sono anche 8.500 persone in isolamento domiciliare perché venute a contatto con soggetti contagiati, 149 sono in Veneto, quasi tutti in provincia di Padova e Venezia, e 143 in Emilia Romagna, la maggior parte in provincia di Piacenza.
Dunque è chiaro che per questi territori serviranno misure diverse rispetto a quelle che verranno prese, ad esempio, per la Toscana, dove ci sono 7 casi, per la Marche (6) o per l'Umbria, dove si registrano i primi due casi, non ancora validati dall'Iss.
E che sia la Lombardia l'epicentro del virus lo dimostra anche l'emergenza - poi rientrata secondo quanto detto dal Commissario Borrelli - che si è verificata nell'ospedale di Lodi, dove sono stati ricoverati 51 pazienti gravi tutti provenienti dalla zona rossa di cui 17 in terapia intensiva. Vista la carenza di posti, sono stati trasferiti in altri ospedali lombardi.
I CONTAGI IN EMILIA ROMAGNA SONO 145. 18 A MODENA
Sono 145, in Emilia-Romagna, i casi di positività al Coronavirus aggiornati a oggi pomeriggio alle ore 16. Con una avvertenza, sottolinea in una nota la Regione: quando si indicano i dati riferiti alle province, si intende non la provincia di residenza delle persone interessate, ma la provincia nella quale è stata fatta la diagnosi. In sintesi, 89 sono i casi positivi rilevati a Piacenza, 18 a Modena, 27 a Parma e 9 a Rimini,1 Reggio Emilia e 1 a Ravenna. E passano da 1.224 ai 1.277 i tamponi refertati.
Si aggiunge inoltre un secondo decesso: è un cittadino lombardo, residente in uno dei Comuni del focolaio, ricoverato a Piacenza, di 85 anni. Anche oggi si conferma che nessuno dei nuovi pazienti è in terapia intensiva (dove rimangono i 6 già comunicati ieri), molti sono asintomatici o presentano sintomi modesti (febbricola e lieve tosse).
Complessivamente, oltre la metà delle persone positive - 80 - è in isolamento a casa. Rispetto a stamattina, quando i casi positivi erano 115, ci sono dunque 30 casi in più, di cui 15 a Piacenza, 11 a Parma e 2 a Rimini, 1 Reggio Emilia e 1 a Ravenna. Rimane invece invariata la situazione a Modena, con 18 casi.
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EMILIA ROMAGNA: UNITA' DI CRISI
Da oggi si insedierà, in Emilia-Romagna una unità di crisi regionale sul Coronavirus. A istituirla - oggi la firma sul del decreto ad hoc - il presidente della Regione, Stefano Bonaccini: la struttura, spiega una nota, «agirà in continuità con il sistema di governance dell'emergenza adottato fino ad oggi, per prendere su tutto il territorio le decisioni necessarie, ed uniformi, per affrontare la crisi» dettata dal nuovo virus.
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L'unità di crisi regionale, che sarà in costante contatto con il Comitato operativo nazionale, è composta dal presidente Bonaccini, che la presiede; dal Prefetto di Bologna o un suo delegato; dall'assessore alle politiche per la Salute, Raffaele Donini; dall'assessore alla Protezione Civile, Irene Priolo; dal Direttore generale cura della persona, salute e welfare e da quello dell'Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, nonché da un rappresentante di Anci e Upi Emilia-Romagna.
All'unità di crisi Potranno essere invitati componenti e strutture operative di Protezione civile e delle Aziende sanitarie locali, o altri dirigenti-funzionari regionali o appartenenti ad altre Pubbliche amministrazioni in considerazione di specifiche esigenze ed in relazione alle competenze che dovessero essere necessarie. Domani la prima riunione.
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IL PUNTO SULL'EMERGENZA IN ITALIA
Ad una settimana dall'esplosione del coronavirus in Italia i malati sono saliti a 821, con un incremento in un solo giorno di 230, quasi il 40%. E aumentano anche i morti: ora sono 21 con i 4 registrati oggi, due uomini e due donne tra i 70 e gli 80 anni residenti nelle aree del lodigiano dalle quali è partito il contagio.
Sembra dunque non arrestarsi ancora la progressione del virus anche se, lo spiega il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro, bisognerà attendere ancora qualche giorno per capire l'impatto delle misure adottate e valutare se sono state sufficienti.
Quel che però è già evidente sono i danni economici provocati dall'emergenza: -65% per abbigliamento e ristorazione, -40% per arredo e gli altri settori, piazza Affari che anche oggi ha chiuso in negativo, bruciando 21 miliardi e facendo segnare un -3,58%.
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Le misure varate nel Cdm, dallo stop di tutti i pagamenti nelle zone rosse ad una serie di aiuti per il turismo, sono solo un primo intervento ed è chiaro che bisogna far ripartire il paese, fermo restando la necessità primaria della tutela della salute.
Come? Seguendo, come dice il ministro dell'Economia Gualtieri, una «linea di equilibrio»: dunque «modulando in modo più preciso» le misure restrittive in atto per riaprire scuole, università, negozi, musei fuori dalle zone rosse. Va in questo senso il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri che sarà adottato nelle prossime ore: un provvedimento contenente le linee generali alle quali tutte le regioni dovranno conformarsi. Lo ha spiegato il commissario Borrelli.
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«Stiamo lavorando ad un Dpcm che andrà a ridisegnare le misure nei territori e sarà un provvedimento generalizzato per tutte le Regioni. Puntiamo ad un comportamento uniforme e concordato che sia coerente con l'andamento della malattia».
C'è poi da registrare l'appello dell'ordine dei medici al presidente Fontana. «Non si può accettare - dice il presidente Filippo Anelli - che i nostri medici si trovino a fronteggiare l'emergenza senza le dotazioni per la protezione personale».
Un problema al quale sta cercando di ovviare la Protezione Civile che ha centralizzato l'acquisto di mascherine e Dpi e ha già cominciato a inviarle nelle regioni. Tutte misure per contenere il contagio, partendo dal presupposto che il diritto alla salute viene prima di tutto, ma anche per consentire a chi vive nelle aree focolaio di «continuare a vivere regolarmente» come dice Borrelli ricordando la decisione di Poste di aprire gli uffici per poter pagare le pensioni anche nelle zone rosse.

