Meno tuffi nelle piscine «Ma qui è tutto a posto e io continuo a nuotare»
Calate le presenze, in particolare quelle dei bambini, negli impianti Le tribune restano chiuse e negli spogliatoi ingressi limitati per i genitori
Le piscine ai tempi del Coronavirus: se non si trattasse di una situazione così delicata, si potrebbe richiamare il famoso romanzo, poi diventati film, di Garcia Marquez.
La realtà, fantasie letterarie a parte, è molto complicata. Prima di tutto c’è da dire che, nonostante la riapertura, gli impianti cittadini sono decisamente meno sfruttati rispetto alla normalità. Come campione due totem del nuoto, e non solo, modenese: le Pergolesi che stanno all’ombra del PalaPanini e le Dogali che invece sono incastonate al Braglia. Il venerdì pomeriggio non è certo come chi ci lavora è abituato a vedere. Per carità, qualcuno c’è e nuota regolarmente. E chi c’è è fortemente convinto della sua scelta.
Roberto Cavazza, di Modena, è impegnato alle Pergolesi e esibisce la boccetta di disinfettante per le mani. Non è la tanto ricercata Amuchina, ma una marca differente. Gli effetti comunque sono gli stessi: «Credo che sia fondamentale rispettare le regole. Si devono prendere delle precauzioni è vero, ma allo stesso tempo è importante continuare a vivere una vita normale. Io frequento la piscina senza problemi, un luogo da sempre pulitissimo. Certo la gente è poca rispetto al solito, me ne sono accorto in maniera netta. In vasca per il nuoto libero eravamo in una decina».
La percezione di Roberto è confermata anche da chi si trova a gestire le due piscine. Per le Dogali la direttrice Silvia Della Casa, per le Pergolesi il tandem composto da Natascia Crispino e Jole Dolce. Le strutture sono diverse, ma i concetti non cambiano: «Il calo è della metà, se non qualcosa di più». Della Casa, poi, entra nel dettaglio: «Facciamo prima a dire meno della metà, soprattutto per quanto riguarda i bambini». A incidere sono anche le “porte chiuse” delle tribune e i regolamenti per gli ingressi negli spogliatoi. Un piccolo nuotatore, un genitore: «Qualcuno si è lamentato – dicono dalle Pergolesi – ma mai come in questo momento è necessario rispettare i regolamenti».
In questi ultimi giorni, i centralini delle piscine sono stati protagonisti assoluti. Qualcuno chiede se le vasche sono state svuotate dall’acqua, qualcun altro le spera aperte per accompagnarci i bambini annoiati a casa da scuola.
Assodato che le norme igieniche sono super rispettate, come sempre, tralasciamo dunque l’aspetto dell’acqua da cambiare. «La psicosi da Coronavirus rischia di prendere davvero il largo – dice Stefania Muzzarelli che è pronta ad entrare in piscina – Ci sono delle precauzioni, bisogna fare attenzione e questo è vero. Allo stesso tempo è fondamentale continuare a vivere il quotidiano come sempre. Dispiace vedere una struttura così vuota, credo che incida anche sull’aspetto economico».
Ne sa qualcosa Gianpietro Lamarina, titolare del Coffee Time che sta alle Pergolesi: «Come vedete non c’è nessun cliente qui ai tavolini. Confermo anche io che le consumazioni sono in calato». Tra un caffè e l’altro, il Coronavirus è il tema più frequente: «Sì, ma neanche troppo». Ad essere piena, invece, è la piscina olimpionica delle Dogali, gli atleti delle varie società ci sono e si allenano alla grande. Dalla reception confermano che anche gli iscritti all’acquagym non hanno “tradito” gli istruttori.
E in provincia? Tocca a Vignola e alla sua piscina, punto di riferimento per tanti del territorio, fare da campione. Marco Rinaldini è dirigente del Polivalente Olimpia Vignola, società che ha ingestione l’impianto: «Di positivo c’è che non ho notato grande isterismo. Gente molto tranquilla che ha chiamato e chiesto semplicemente informazioni. Qualcuno, purtroppo, è stato tradito da qualche fake news “transitata” sul web». Le presenze? «Calate ovviamente, in particolare tra i più piccoli. Rispettando le normative, infatti, abbiamo chiuso le tribune e invitato i genitori a lasciare l’impianto dopo aver accompagnato i propri figli. Per il resto, invece, non si sono registrate assenze così significative, soprattutto nella sezione agonistica». —