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Modena. Gli esperti dell’ausl «La ludopatia è un problema che tocca tutte le fasce di età»

Laura De Prisco Martina Zanetti
Modena. Gli esperti dell’ausl «La ludopatia è un problema che tocca tutte le fasce di età»

Si è chiaramente visto come la spesa degli italiani per il gioco d’azzardo sia esponenzialmente in crescita (solo in Emilia-Romagna il Fondo per il gioco d’azzardo patologico è ammontato a quasi 4 milioni di euro tra il 2017 e il 2018), dunque non si può più parlare di “passione” o “gioco responsabile” quanto di vera e propria patologia, che ogni anno colpisce sempre più persone.

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«La gestione del denaro è una cosa che a scuola dovrebbe essere insegnata», afferma la dottoressa Giorgia Pifferi, dirigente psicologo dell’Ausl di Modena.

«Ritengo infatti che questo tema sia sempre più sentito, anche dai giovani».

La dottoressa Pifferi fa riferimento alla problematica delle ludopatie che si sta decisamente aggravando negli ultimi anni. Si è chiaramente visto come la spesa degli italiani per il gioco d’azzardo sia esponenzialmente in crescita (solo in Emilia-Romagna il Fondo per il gioco d’azzardo patologico è ammontato a quasi 4 milioni di euro tra il 2017 e il 2018), dunque non si può più parlare di “passione” o “gioco responsabile” quanto di vera e propria patologia, che ogni anno colpisce sempre più persone.

«Dipendenza comportamentale in cui l’oggetto della dipendenza è un’attività socialmente accettata e lecita», questa la definizione che la dottoressa Pifferi attribuisce alla ludopatia, secondo cui il denaro diventerebbe solo uno strumento per “sentirsi”.

Quel “sentirsi” equivale all’eccitazione che si prova nei casi di assunzione di droghe, i cui gesti associati spesso portano una compulsione simile a quella tipica del gioco d’azzardo. A stimolare la persona è dunque l’elemento della velocità, che evita ogni ripensamento.

I pazienti dell’Azienda Usl, pur essendo perlopiù adulti, comprendono tutte le fasce d’età. Questo è anche dovuto al condizionamento cui vengono sottoposti i più piccoli attraverso i videogiochi, imparando i gesti principali come lo sfregamento della moneta: «È così che si coltivano i nuovi giocatori d’azzardo», sostiene il dottor Gioacchino Cutrupia.

Ma è soprattutto il fatto che si tratti di giochi di alea, cioè che non richiedono alcuna abilità specifica a fianco della fortuna e un atteggiamento passivo, ad attrarre tanto pubblico.

Il primo passo per la cura è la diagnosi, o assessment, cui subentra il trattamento. Si tratta di un’operazione che avviene in tre specifiche fasi: per prima la prevenzione delle ricadute, poi interventi strutturali riguardo il maneggiamento di soldi ed infine la riappropriazione di una gestione corretta del denaro.

Per tali processi collabora una micro-equipe di psicologi, operatori educativi, medici e in qualche caso anche i familiari stessi, definiti co-terapeuti.

In definitiva le ludopatie costituiscono un rischio di cui bisogna essere coscienti non appena si inizia a giocare, siccome «non solo intaccano il patrimonio, individuando la sostanza che crea dipendenza come vero mezzo di sopravvivenza, ma danneggiano anche le relazioni familiari», come osserva Cutrupia.

«È importante ricordare sempre che non è a rischio chi non gioca, ma solo chi inizia». —

Laura De Prisco

Martina Zanetti