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Nuova assemblea, Modena resta a secco

Luca Gardinale ;
Nuova assemblea, Modena resta a secco

Celebrata a porte chiuse la prima seduta del Consiglio Nessun ruolo istituzionale per gli otto eletti in provincia

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C’è Francesca, che opta per una foto-ricordo simbolica, con torri sullo sfondo e scritta “Regione Emilia Romagna” in bella vista. Entrando in aula si trova anche Giulia, che per la prima immagine da viale Aldo Moro sceglie lo scatto istituzionale con il presidente Bonaccini e con il collega di lista e neoassessore Felicori. E poi c’è Michele, giacca e cravatta d’ordinanza e foto dal nuovo banco insieme ai colleghi. Scelta simile per Simone, che però alla foto istituzionale preferisce il più informale selfie. Primo giorno “di scuola” per quattro degli otto modenesi che alle elezioni del 26 gennaio hanno strappato il biglietto per il Consiglio regionale. Una seduta d’insediamento decisamente inusuale, dal momento che l’emergenza Coronavirus ha portato la Regione a optare per un Consiglio a porte chiuse. Poco spazio per le cerimonie, insomma - anche se più di un consigliere ha deciso di sfidare la sorte concedendosi un abbraccio... - e via con l’elezione del presidente del Consiglio, che come previsto è la riminese Emma Petitti, ex assessore al Bilancio. Eletto anche l’Ufficio di presidenza, composto da Silvia Zamboni (Europa Verde) e Fabio Rainieri (Lega) in qualità di vicepresidenti, mentre i nuovi segretari sono Lia Montalti (Pd) e Fabio Bergamini (Lega), mentre ricoprono la carica di questore Katia Tarasconi (Pd) e Giancarlo Tagliaferri (Fdi). Nessun ruolo istituzionale per gli otto modenesi eletti - Francesca Maletti, Palma Costi e Luca Sabattini per il Pd, Giulia Pigoni per la lista Bonaccini presidente, Simone Pelloni e Stefano Bargi per la Lega, Giulia Gibertoni per il M5S e Michele Barcaiuolo per Fdi - con la nostra provincia che resta nuovamente a secco dopo la decisione del presidente Bonaccini di non chiamare altri modenesi nella sua squadra (a parte l’ex parlamentare Davide Baruffi, scelto come sottosegretario alla presidenza). Restano da definire le commissioni, sulle quali però c’è già un accordo per i presidenti in cui non figurano nomi modenesi (Sabattini e Maletti sono in ballo per le vicepresidenze), mentre a livello politico il Pd ha scelto Ferrara, designando la consigliera Marcella Zappaterra come nuovo capogruppo. Tornando alla seduta di ieri, gli occhi erano tutti per due esponenti del centrodestra, ovvero per Lucia Borgonzoni, la candidata alla presidenza che lascerà la Regione per restare a Roma, e l’onorevole Vittorio Sgarbi, che seguirà lo stesso percorso. Per eventuali (e improbabili) ripensamenti, entrambi avranno sessanta giorni di tempo: «Non lo so, non ho ancora deciso - ha detto Borgonzoni rispondendo a chi le chiedeva se lascerà la Regione - mi piacerebbe che mi faceste godere della prima seduta d’aula». Ma il protagonista della seduta è stato senza dubbio Vittorio Sgarbi, che ha attaccato duramente «le misure eccessive assunte per fermare l’epidemia del Coronavirus. Sono convinto questa emergenza non ci sia - ha detto il parlamentare di Forza Italia - mentre le azioni adottate sono intollerabili rispetto alla vita dei cittadini e alla sanità mentale, con chiusura di musei, mostre e cinema e apertura delle discoteche, dimostrando così un’evidente sottocultura». Condannando la decisione di non affrontare il tema nella seduta di ieri, Sgarbi ha ricordato che «la chiusura totale è un oscurantismo da medioevo». —