Coronavirus. Docenti “prigionieri” nelle città d’origine perchè arrivati dall’Emilia Romagna
Alcuni professori che insegnano in scuole della provincia si sono ritrovati confinati su decisioni di Regioni del Centro Sud
MODENA. Ritrovarsi costretti all’autoisolamento, senza alcun motivo, solo per il fatto di provenire dall’Emilia Romagna.
È la disavventura che in questi giorni sta accadendo ad alcuni insegnanti in servizio a Modena, ma di fatto pendolari con le regioni di origine, che non hanno più potuto fare ritorno a scuola a Modena, per effetto delle ordinanze di alcune Regioni del centro sud che sottopongono a delle restrizioni i cittadini che provengono dalle zone interessate dal contagio. Abbiamo contattato uno di loro, docente di una scuola di Modena, che dietro garanzia di anonimato, ha raccontato cosa gli sta accadendo.
Una storia sovrapponibile a quella di una decina di altri docenti. Tutti loro, pochi giorni prima che esplodesse l’emergenza, si erano recati nel week end del 21 febbraio nei paesi d’origine . Dal 24 febbraio, però, governatori del centro sud hanno iniziato ad emanare ordinanze molto restrittiva rivolta agli “individui che sono transitati e hanno sostato dal 1 febbraio 2020 nei comuni di Codogno e altri della Lombardia e del Veneto, mentre tutti coloro «che comunque rientrano in Puglia provenienti dal Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e che vi abbiano soggiornato negli ultimi 14 giorni». Si sono ritrovati obbligati a comunicare la propria presenza nel territorio della Regione con indicazione del domicilio al proprio medico di medicina generale ovvero, in mancanza, al Servizio Igiene e Sanità Pubblica del Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda Sanitaria Locale territorialmente competente al fine di permettere l'esercizio dei poteri di sorveglianza sanitaria. I docenti, ligi al rispetto delle norme, hanno comunicato la propria presenza sul posto. Risultato: un invito a starsene a casa fino al prossimo 5 marzo. Quindi, se non fosse intervenuto il provvedimento di chiusura delle scuole anche per questa settimana, avrebbero mancato il ritorno in classe con conseguente danno per le classi da loro seguite. È vero che il danno alla didattica è limitato poiché nel frattempo la Regione Emilia Romagna ha decretato la chiusura delle scuole e il prof si è potuto dedicare come altri docenti alla didattica a distanza, con l’ausilio del registro elettronico, che consente di inviare compiti, documenti, video e documenti di ogni tipo. «E allora fino al 5 marzo io, così come altri colleghi - ci ha raccontato il professore – io sono costretto a casa senza potere uscire né tantomeno fare rientro a Modena, e come me altre colleghe di ruolo a Modena, e pendolari, con cui mi sto sentendo, una anche dal Molise.
Ma com’è andata?
«Un mese e mezzo fa – racconta il docente – avevo fatto i biglietti per rientrare nella mia città d’origine. Venerdì 21, quando dell’emergenza del Coronavirus non c'era ancora alcuna traccia in Italia, vengo giù dai miei programmando il rientro dopo due giorni. Lunedì scorso apprendo dell’ordinanza con cui la Regione invita chi arriva dall’Emilia a dichiarare la propria presenza qui. Il giorno dopo chiamo il medico di base, mi metto in quarantena volontaria in quanto rispettoso delle regole per carattere, sto chiuso a casa da giorni e giorni e finirò il periodo di isolamento il giorno 5 marzo. E ora io e i colleghi dovremo attendere». —
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